Friday, September 25, 2009

BAARIA E L’IPOCRISIA DEL BORGHESE CARNIVORO

macello7

Sta suscitando grande scalpore la notizia che in una scena di Baaria il regista Tornatore abbia deliberatamente fatto ammazzare un bue di fronte alla macchina da presa, invece di ricorrere agli effetti speciali, come si usa ormai nei “paesi civili”.

Questo è stato possibile perché in Tunisia, dove è stato girato gran parte del film, la legislazione in materia è estremamente più permissiva.

Così adesso si annunciano grandi proteste da parte delle associazioni animaliste, mentre su Facebook è partita una campagna di boicottaggio del film.

Ed è proprio qui che mi voglio soffermare. La maggior parte delle persone che mi hanno ripetutamente invitato al boicottaggio ammettono candidamente di non essere vegetariani, alcuni addirittura di non poter nemmeno immaginare la loro vita senza la bistecca o l’hamburger.

Quello che li turba, o forse soltanto disturba, è il fatto che le immagini del film siano vere. Un bue viene ammazzato in presa diretta, per esigenze di spettacolo. Ed anche se è quello che ogni giorno avviene in maniera molto più crudele, su scala industriale, in tutte le città dei paesi “civilizzati”, non si pongono il problema. Sono turbati, però non vogliono rinunciare alla bistecchina giornaliera.

L’importante è non vedere, non sapere. Meglio continuare e fare finta che le bistecche gonfie di ormoni ed antibiotici che compriamo al supermercato nascano così, già affettate e incellofanate.

Del fatto che migliaia di animali vengano macellati, evitiamo di parlarne. Ci disturba l’appetito. Tanto c’è sempre qualcun altro che lo farà al posto nostro. Come le guerre, d’altronde.

La realtà invece è questa, e chi sceglie una alimentazione carnivora ne è totalmente corresponsabile: www.youtube.com/watch?v=eJSzmZ7PA1I (attenzione: è un video raccapricciante!)

E’ fuor discussione che Tornatore abbia sbagliato. In un film costato oltre 30 milioni di euro, sarebbe stato certamente possibile sostituire la scena dal vero con dei sapienti effetti speciali, risparmiando la vita di una povera bestia (che sarebbe stata comunque macellata qualche giorno dopo).

< Però Tornatore ha soprattutto la colpa di aver mostrato (in maniera edulcorata e cinematografica) quello che succede nei macelli di tutte le città del mondo. Dove ogni giorno migliaia di animali sono sterminati in modo decisamente peggiore, per fornirci una alimentazione inutile e dannosa.

E allora? Di cosa stiamo parlando? Chi o che cosa vogliamo boicottare?

Posted by Gian Paolo Vallati at 13:57:47 | Permalink | Comments (3)

Sunday, March 15, 2009

SETTE BUONI MOTIVI PER RINUNCIARE ALLA CARNE

Eccovi un breve pro-memoria che, senza entrare negli aspetti etici di uno stile di vita alimentare basato sullo sterminio massiccio di altri esseri senzienti, si limita ad una riflessione puntuale sulle conseguenze per la salute e l’ambiente dell’alimentazione a base di cibi animali. 

1.    Il corpo umano non è fatto per assimilare la carne.

La conformazione dei denti, dei muscoli facciali, della mandibola, l’acidità dello stomaco e la lunghezza dell’intestino dell’uomo sono tipiche degli animali vegetariani.

Uno studio di anatomia comparata che non lascia dubbi al riguardo è stato effettuato da Milton R. Mills. [1]

Per poter digerire la carne l’animale carnivoro ha succhi gastrici 20 volte più potenti di quelli del nostro stomaco. L’intestino dei carnivori è corto (da 3 a 6 volte la lunghezza del corpo) per liberarsi presto delle scorie residue della carne. Il nostro intestino, analogamente a quello degli animali prettamente vegetariani, è molto più lungo di quello dei carnivori (fino a 12 volte la lunghezza del corpo). Ed infatti 
dopo un pasto a base di carne le tossine degradative provenienti dal catabolismo delle proteine animali rimangono in circolo per un periodo minimo di circa 142 ore, cioè circa una settimana. [2]

 

2.    L’eccesso di proteine è inutile.

Sul fabbisogno reale di proteine necessario all’uomo esistono dati molto discordanti, che variano da fonte a fonte. Eppure basta considerare che, nei primi mesi di vita, il cucciolo dell’uomo costruisce i suoi muscoli, ossa, cartilagini, etc. ad un tasso di crescita così rapido che non eguaglierà in nessun altro periodo della vita. Raddoppia il suo peso della nascita mediamente in 5/6 mesi. E realizza tutto questo soltanto con il latte materno, un alimento che contiene appena l’1% - l’1,5% di proteine. Per inciso, la stessa percentuale di proteine presente nella frutta e nella verdura.

In definitiva nell’alimentazione umana il pericolo non è mai la carenza di proteine (che non esiste e non si verifica nemmeno nei peggiori casi di fame e di carestie), ma l’eccesso delle stesse. Quando si parla di paesi affamati, le carenze sono infatti caloriche, vitaminiche e minerali, mai proteiche. Ed è invece l’eccesso di proteine a flagellare con gravissime patologie le popolazioni dei paesi industrializzati. [3]

 

3.    Il consumo di carne è inutile

Non vi è nessun micro-nutriente utile nella carne che non sia contenuto nella frutta e nei vegetali. Nelle giuste proporzioni, cereali, legumi, frutta fresca e oleosa, ortaggi freschi, verdure di campo e di bosco, alghe marine e alghe verdi azzurre, germogli, fiori, radici, sono in grado di assicurare al nostro organismo tutti i nutrienti necessari. 

Persino il rischio di sviluppare problemi di salute a causa di una carenza di vitamina B12 in una dieta vegetariana stretta è estremamente raro, inferiore a una probabilità su un milione. [4]

 

4.    Il consumo di carne è causa di numerose malattie

Da tempo i dati medici ed epidemiologici espongono molto chiaramente che un eccesso di consumo di carni produce malattie cardiovascolari, diabete e tumori.

Gli studi ecologici hanno sistematicamente evidenziato una forte relazione dei principali tumori del mondo occidentale (mammella, colon, rene, ovaie, prostata) con il consumo di carni e di grassi animali [5]. 

I cibi animali, con il loro apporto di grassi totali, grassi saturi, colesterolo e lo sviluppo di sostanze cancerogene durante la cottura (come le amine eterocicliche) arrecano certamente più danni che benefici all’organismo umano. Il consumo di carne favorisce lo sviluppo di acido solfidrico, che è una delle cause dei danni al colon. Ed infatti nelle culture carnivore occidentali l’incidenza del tumore al colon è dieci volte superiore a quella delle culture vegetariane asiatiche. [6,7,8,9,10]

 

5.    La carne è piena di sostanze chimiche

La maggior parte della carne che arriva sui nostri mercati proviene da allevamenti intensivi. Per  evitare che gli animali si ammalino nelle condizioni contro natura in cui crescono, si è costretti a fare un uso massiccio di antibiotici. Inoltre per velocizzare la crescita e massimizzare il profitto, vengono usati grandi quantità di ormoni estrogeni. 


La maggior parte dei polli in batteria non ha mai visto la luce del  sole e non vede altro che la luce artificiale per 22 ore al giorno. Gli allevatori zootecnici fanno sì che questi pulcini non smettano mai di alimentarsi e somministrano ampie dosi di sali d’arsenico per stimolare la crescita, al punto che in soli 45 giorni raggiungono le condizioni di pollo maturo che altrimenti avrebbero raggiunto in non meno di 3 mesi. 

Tutte queste sostanze chimiche finiscono nel piatto (e nel sangue) di chi si alimenta con la carne.

 

6.    Gli allevamenti di bestiame distruggono il pianeta

L’allevamento di bestiame per uso alimentare è la principale causa di distruzione delle sempre più ridotte aree di foresta pluviale rimaste sulla terra. In Centroamerica e Sudamerica milioni di ettari di foreste vergini vengono abbattuti per lasciare spazio a pascoli per l’allevamento. Per produrre un solo etto di carne vengono distrutti 12mq di foresta tropicale. Nel 1980 fu stimato che il 72% della deforestazione amazzonica in Brasile era volto a ottenere pascoli per il bestiame.

C’è un altro problema: l’inquinamento che tali allevamenti producono. I liquami di origine animale e vegetale prodotti negli allevamenti hanno un potenziale inquinante molto più elevato di quello dei liquami domestici. Nel Regno Unito nel 1996 hanno infatti causato oltre 200 incidenti di inquinamento dell’acqua. [11]

Per l’allevamento si usano grosse quantità di sostanze chimiche (ormoni, antibiotici, fertilizzanti, diserbanti…) che finiscono nelle falde acquifere, inquinandole.

Un esempio in Italia: nel bacino del Po ogni anno vengono versate 190 mila tonnellate di deiezioni animali contenenti ormoni, antibiotici e metalli pesanti. [12]

L’economista Jeremy Rifkin, rifacendosi ad un rapporto della FAO, ha sottolineato come il 18% dei gas ad effetto serra siano imputabili all’allevamento e in particolare:

il 9% delle emissioni di anidride carbonica

il 65% di protossido di azoto

il 37% di metano.

 

7.    Gli allevamenti di bestiame affamano il pianeta

Per allevare il miliardo e mezzo di capi bovini che oggi è destinato al consumo alimentare, si utilizzano migliaia di tonnellate di cereali e legumi che potrebbero essere utilizzati per l’alimentazione umana. Oggi, circa un terzo della raccolta mondiale di cereali è impiegata come mangime per bovini e altro bestiame d’allevamento, mentre circa un miliardo di esseri umani soffrono per la fame  e la denutrizione cronica.

E lo stesso accade per il consumo di acqua. Anche se il bestiame utilizza direttamente solo l’1,3% dell’acqua utilizzata in totale in agricoltura, si deve però considerare l’acqua utilizzata per produrre l’enorme quantità di cereali e soia che gli animali consumano. Risulta così che 1 Kg di manzo è stato prodotto impiegando ben 100.000 litri di acqua, cento volte la quantità che serve per produrre un kg di grano. [13] 

Come ha osservato il giornalista Mario Tozzi: “per allevare un solo manzo si consuma tanta acqua quanta ne serve per far galleggiare un incrociatore”. [14]

 

[1] http://www.veganitalia.com/modules/news/article.php?storyid=1392

 [2] Adolfo Panfili in Medicina Ortomolecolare -  http://www.aimo.it/

 [3] Valdo Vaccaro in: http://www.flipnews.org/italia/underground_3/blog/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=2466

 [4] http://www.drmcdougall.com/misc/2007nl/nov/b12.htm

 [5] “La prevenzione alimentare dei tumori”, Franco Berrino - Istituto Nazionale dei Tumori

 [6] Carcinogen-DNA adducts in human breast epithelial cells. Environ Mol Mutagen. 2002;39(2-3):184-92.

 [7] N-Acetyltransferase-2 genetic polymorphism, well-done meat intake, and breast cancer risk among postmenopausal women. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2000 Sep;9(9):905-10.

 [8] Comments on the history and importance of aromatic and heterocyclic amines in public health. Mutat Res. 2002 Sep 30;506-507:9-20.

 [9] Effect of NAT1 and NAT2 genetic polymorphisms on colorectal cancer risk associated with exposure to tobacco smoke and meat consumption. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2006 Jan;15(1):99-107. 

[10] A prospective study of meat and meat mutagens and prostate cancer risk. Cancer Res. 2005 Dec 15;65(24):11779-84.

 [11] http://www.ivu.org/italian/trans/ov-animalfarmenv.html

 [12] Roberto Marchesini, “Post-Human”, Bollati Boringhieri

 [13] - “Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society An assessment of the status of water resources” by David Pimentel, James Houser, Erika Preiss, Omar White, et al. Bioscience, February 1997 Vol. 47 No. 2)

- http://www.ivu.org/italian/trans/ov-animalfarmenv.html

 [14] http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=4313&ID_sezione=&sezione=

 

 

 

Posted by Gian Paolo Vallati at 23:20:50 | Permalink | Comments (2)

Wednesday, February 13, 2008

Veronesi e la polenta cancerogena

Confortato dall’eminente parere di Umberto Veronesi, famoso esponente della Casta del Cancro, nei prossimi post mi occuperò di alimentazione e salute.

“Fa più morti di tumore la cattiva alimentazione che non lo smog” ha dichiarato in passato il ricco e incensato “scienziato”, sottolineando che “il 30% dei tumori sono collegati all’alimentazione”, e che i veri pericoli, più che nei tubi di scappamento delle automobili, sono nascosti “nei preoccupanti livelli di aflatossine e micotossine cancerogene presenti nella polenta e nel latte”. (1)

Per una volta (al di là della polenta cancerogena, che continuerò a mangiare allegramente) voglio prendere sul serio un esponente dell’oncologia ufficiale. Perché ritengo che l’inizio di ogni vera cura cominci dall’alimentazione, e non solo per i significati simbolici e psicologici che vi sono connessi. Noi siamo quello che mangiamo, dicevano certi antichi saggi.

Ma, poiché non posso e non voglio dare consigli a nessuno, riprenderò un concetto espresso dal Dr. Julian Whitaker, M.D., che scrisse in un bell’articolo dal titolo “COSA FAREI SE AVESSI IL CANCRO”.

“non andrò a dire cosa dovreste fare se aveste il cancro; solo voi potete prendere quella decisione.
Vi dirò cosa io farei se avessi il cancro. Ugualmente importante, vi dirò cosa non farei.
Per incominciare non accetterei la diagnosi di cancro come una sentenza di morte;
non ingoierei qualsiasi cosa i miei medici mi darebbero.
Farei delle ricerche di trattamenti alternativi e diventerei l’unico esperto del mio stato di salute” (…)
“La dieta è una terapia contro il cancro molto più potente di quanto la maggior parte delle persone possano pensare.
Ci sono innumerevoli prove che una nutrizione migliore fortifica il sistema immunitario, rallenta la crescita dei tumori e protegge contro le metastasi” (2)

(1) da repubblica.it - 14 marzo 2005
(2) http://www.edgarcayce.it/media/Cosa%20farei.htm

Posted by Gian Paolo Vallati at 19:13:28 | Permalink | Comments (2)

Friday, November 9, 2007

IL VINO E’ TOSSICO ?

Quando ero bambino mio padre, farmacista e agricoltore per hobby, mi portava con lui a vendemmiare.
Seguivo tutte le fasi della catena che portava, alla fine dell’inverno, all’imbottigliamento di un vino dal sapore aspro e forte.

Il ricordo più vivo che ho era il momento in cui, nella cantina buia rischiarata da poche candele, accendeva dei pezzi di zolfo legati ad uno spago e li immergeva per diversi secondi all’interno delle grandi botti.
Se gli chiedevo il perchè, mi dava delle lunghe spiegazioni tecniche che non capivo bene.
Il rito era però troppo affascinante, tanto che a distanza di quarant’anni è ancora davanti ai miei occhi.

Oggi, quando leggo su una bottiglia di vino la scritta (obbligatoria dal 2005) : “Contiene Solfiti”, capisco subito a cosa si riferisca.

Si tratta di Anidride Solforosa (nelle sue varie forme), derivata dalla combustione dello zolfo, e utilizzata stabilmente dall’industria enologica, sin dai primi del ‘900, come conservante, stabilizzante ed antiossidante.
Diventato ormai un ingrediente indispensabile alla fabbricazione del vino, è presente a dosi più o meno elevate, in tutti tipi di vino, dal bianco al rosso passando per rosati e passiti, di qualsiasi qualità, anche elevata.

Oltre ad avere alcuni innegabili vantaggi di carattere tecnico-produttivo, l’anidride solforosa è però una sostanza ad elevata tossicità per l’uomo.
Come afferma il Movimento Consumatori: “Già bevendo un bicchiere di vino contenente i valori massimi consentiti di anidride solforosa il consumatore raggiunge la Dose Giornaliera massima Accettabile indicata dalle organizzazioni mondiali della sanità. Inoltre l’anidride solforosa, a concentrazioni anche solo di tracce, è considerato un allergene ed è compresa nell’elenco delle sostanze che possono dare allergie, la cui presenza in un alimento dovrà in futuro essere obbligatoriamente segnalata in etichetta.”

L’Anidride Solforosa è infatti un gas incolore, tossico per inalazione, corrosivo ed irritante per le vie respiratorie e il tubo digerente, provoca alterazioni nel metabolismo di alcuni amminoacidi e della vitamina B1. Si trova in moltissimi alimenti conservati (è l’additivo più usato come conservante) ed è riscontrabile in etichetta come antiossidante E 220, E 223 e E 224 (metabisolfito in forma di sale).

L’anidride solforosa contenuta nel vino (in tutti i vini, anche in molti da agricoltura biologica) può dare luogo ad effetti come il cerchio alla testa, violente emicranie, pesantezza o più seri fenomeni allergici come l’asma.
I Solfiti sono anche responsabili dell’azione degradativa a carico della vitamina B1, la cui carenza nell’uomo può provocare significative alterazioni a carico del metabolismo degli zuccheri (diabete).
La Fda americana ne ha proibito l’uso sui cibi da consumare freschi e alcuni solfiti non sono permessi in Svizzera e Australia.

In ogni caso tutti i vini oggi in commercio contengono quantità di queste sostanze che, a breve o a lungo termine, possono essere causa di problemi alla salute.

Una delle possibilità per ridurre gli effetti dannosi dei Solfiti è di far ossigenare bene il vino (anche bianco) prima di berlo.
L’Anidride Solforosa evapora in parte, riducendo così l’impatto dell’effetto tossico. (i vini bianchi possono avere quantità di Solfiti maggiori rispetto ai vini rossi).

Esistono delle tecniche alternative di vinificazione che escludono l’utilizzo di Anidride Sollforosa, ma poiché il sistema è ancora costoso, è appannaggio esclusivo di alcune aziende di eccellenza nel campo del biologico (vedi ad es. http://www.assiria.it/solfiti.asp ).

Se però i consumatori inizieranno ad essere più attenti a quello che bevono, spesso pagandolo profumatamente, e ad esigere garanzie per il proprio benessere, in futuro anche le grandi aziende saranno costrette ad applicare metodi nuovi compatibili con la salute e l’ambiente.


Posted by Gian Paolo Vallati at 18:21:51 | Permalink | Comments (1) »

Monday, June 18, 2007

LA DIETA SENZA MUCO

Pochi sanno che i cibi fatti con la farina bianca e i latticini in genere creano una specie di colla che, pian piano, aderisce alle pareti intestinali creando uno strato che impedisce ai nutrimenti di essere assorbiti ed avvelena quelli che riescono ad attraversarlo (prof. Arnold Ehret’s).

Vorrei condividere con tutti gli amici che frequentano questo blog la riscoperta di una teoria interessante (risale al 1920), un metodo di cura naturale attraverso l’alimentazione. Riporto alcune informazioni tratte dal sito: http://www.arnoldehret.it/

Il prof. Arnold Ehret’s ritieneva che molte delle malattie fossero dovute al muco accumulato in qualche organo o in qualche conduttura, in modo da alterarne il naturale funzionamento.

La farina bianca ed i prodotti derivati (pane, pasta, pizza, dolciumi, ecc.), durante la digestione diventano una specie di colla; Questa poltiglia può essere considerata come una sorgente di muco e costituisce uno dei tanti fattori di inquinamento del nostro organismo.

Nel tempo questo muco diventa capace di attaccarsi alle pareti intestinali, ed altre condutture organiche, e ricoprirle con uno strato sempre più spesso.

Il fatto che una persona abbia lo svuotamento intestinale ogni giorno non significa che sia libera da un accumulo indesiderabile di detriti e prodotti di rifiuto sulle pareti dell’intestino. Questo dipende dal fatto che i villi intestinali sono così fitti e sottili che possono trattenere le sostanze collose (muco) con cui entrano in contatto; sostanze che vi restano letteralmente attaccate.

Il glutine, una sostanza collosa che si trova soprattutto nel grano e perciò nel pane, può anch’esso danneggiare e bloccare i villi intestinali. I latticini hanno lo stesso effetto.

Il succo degli agrumi tende a sciogliere il muco. Questa è la ragione per cui alcuni non sopportano le fragole con il limone. I disturbi da essi riscontrati altro non sono che l’effetto risultante dal muco sciolto che viene riassorbito nell’ultimo tratto dell’intestino immettendo nel sangue una notevole quantità di tossine

Qui sotto riporto una tabella che illustra in quale proporzione i vari alimenti sono in grado di generare del muco all’interno dell’organismo.

CAPACITÀ DI CREARE IL MUCO
CARNE
Manzo 38.61
Vitello 22.95
Pollo 24,32
Porco 12,47
Lingua 10,60
Prosciutto crudo 6.95
Lardo 4,33
PESCE
Molluschi 19,52
Salmone fresco 8.32
Pesce bianco 2,75
UOVA
Tuorlo 51,83
Intero 11.61
Albume 8,27
LATTICINI
Formaggi stagionati 17,49
Margarina 7,31
Burro 4,33
CEREALI
Fiocchi d’avena 20,71
Riso brillato 17,96
Dolciumi 12,31
Avena 11,31
Pane bianco 10,99
Orzo 10,58
Pane integrale 8,54
Pasta 5,11
Riso integrale 3,18
VEGETALI
Lenticchie 17,80
Cavolini di Bruxelles 13,15
Piselli secchi 9,70
Fagioli secchi 3,41
NOCI E SIMILARI
Spagnolette 16,39
Castagne 9,62
Noci 9,22
Mandorle 2,19
BEVANDE
Cioccolato 8,10
Birra 0,28

 

Suggerimenti per ridurre il muco intestinale

  • Evitare i cibi che creano il muco (farina bianca e derivati, riso brillato, uova, formaggi, carne di manzo, salumi e insaccati)
  • Utilizzare cibi che sciolgono il muco: agrumi, fichi freschi o secchi, uva passa, verdura e frutta cruda in genere.
  • Usare frutta e verdura cruda possibilmente di stagione.
  • Iniziare la giornata con un bicchiere di acqua tiepida a cui sia stato aggiunto il succo di mezzo limone (si può dolcificare con poco fruttosio o zucchero di canna). Questa bevanda, presa il mattino a digiuno, rappresenta un ottimo sistema per liberarsi dal muco intestinale e fare provvista di vitamina C. Sarebbe un’abitudine da conservare per tutta la vita.

 

 

Posted by Gian Paolo Vallati at 21:51:04 | Permalink | Comments (1) »