Tuesday, March 31, 2009

Zucchero come droga

Lo zucchero bianco, o saccarosio, è un vero e proprio veleno che crea dipendenza, al pari di una droga, e impoverisce la riserva di minerali del nostro organismo.

 Già il solo processo produttivo chiarisce molto la natura di questa sostanza:  lo zucchero bianco viene sottoposto ad una serie di complesse trasformazioni industriali, tra cui la depurazione con latte di calcio che provoca la perdita di sostanze organiche, enzimi e sali. Poi, per eliminare la calce in eccesso, il succo zuccherino viene trattato con anidride carbonica, poi con il velenoso acido solforoso per eliminare il colore scuro.

Successivamente viene filtrato e decolorato con carbone animale e, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene trattato con il blu oltremare o il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno).

Rimane una sostanza bianca cristallina senza vitamine, sali minerali, enzimi e oligoelementi che si dimostra causare stress pancreatico, demineralizzazione ossea, fermentazioni intestinali e gas, alterazione della flora batterica, alti e bassi glicemici con vere e proprie forme di dipendenza, aggressività nei bambini e molti altri problemi. [1]

 E’ una sostanza che crea forte acidificazione del sangue, che il nostro organismo, per mantenere il PH ad un livello accettabile, è costretto a tamponare ricorrendo alle proprie riserve di sali minerali.

Di conseguenza il nostro corpo, privato di preziose sostanze minerali, manifesta una serie di sintomi, che vanno dalla caduta dei capelli all’accumulo di scorie sotto forma di cuscinetti di adipe, cellulite e ritenzione idrica. [2]

Molte malattie della civiltà moderna sono dovute ad un eccesso di zucchero nell’alimentazione. La depressione è spesso favorita da un eccesso di zucchero, così come tutte le forme di candidosi e le varie infezioni ginecologiche.

 Ma, essendo appunto una droga, il saccarosio e le preparazioni alimentari che lo contengono non si possono eliminare di punto in bianco senza soffrire di violente crisi di astinenza. Bisogna allora prendere una serie di accorgimenti ed usare degli espedienti per riportare l’organismo sulla strada naturale senza pericolo di ricadute (il classico tuffo notturno nella nutella dovuto ad astinenza!).

 Mentre tutti gli alimenti a base di saccarosio sono dannosi e acidificano il corpo, il fruttosio è lo zucchero naturale più adatto all’uomo, ed ha un effetto alcalinizzante, che contribuisce alla salute.

Naturalmente solo il fruttosio contenuto nella frutta, fresca o essiccata, ha un effetto benefico. Quella polverina bianca che viene venduta, spesso anche nei negozi di alimenti naturali, non è certo il fruttosio che si assume mangiando della buona frutta matura, ed è da evitare al pari del saccarosio.

 Per cui il mio consiglio è di fare scorta di frutta fresca biologica (di tutti i tipi e secondo i propri gusti) e mangiarne senza limitazioni quando si sente il morso lancinante della carenza di saccarosio.

Utilissima, e dai validi effetti depurativi, è la frutta secca: fichi, uva passa, datteri. È importante però che sia assolutamente di origine biologica, perché nella frutta secca industriale è sempre presente anidride solforosa, un veleno usato come conservante che annulla tutti gli effetti benefici dell’alimento.

Le banane molto mature hanno un alto apporto di fruttosio, e possono essere un valido “pronto soccorso” per le crisi improvvise di astinenza.

 Ottima alternativa, per chi teme gli effetti lassativi delle fibre, sono i centrifugati di frutta. Ricchi di sali minerali e vitamine, possono essere integrati con l’aggiunta di carote e sedano, verdure alcalinizzanti che ben si sposano con la frutta.

 Si può e si deve mangiare frutta ogni volta che si sente il bisogno di dolce. Senza tenere in alcun conto le calorie (un parametro che non ha alcun valore ai fini della depurazione del corpo) perchè quello che conta è eliminare la dipendenza per trasformarla in una alimentazione sana.

Il corpo, quando è in buona salute perché ben alimentato, sa come eliminare quello che è superfluo, e spesso il senso di fame diminuisce gradualmente quando si passa ad una alimentazione sana e benefica.

Se proprio non si riesce ad evitare l’uso del saccarosio, ad esempio nel caffé o nel the, allora il consiglio è di sostituirlo con dello zucchero di canna grezzo, quello scuro ricco di melassa, oppure usare sciroppo di acero o di agave.

Ero un drogato di zucchero e dolci, eppure con questi semplici piccoli accorgimenti ho eliminato in meno di due mesi una dipendenza che durava dall’infanzia, con benefici notevoli per il mio corpo. 

[1] http://www.broussais.it/sezione-7-sottosezione-63-id-72-nutrizione-superiore.htm

[2] Peter Jentschura - La Salute Attraverso l’Eliminazione delle Scorie - 2006

 

Posted by Gian Paolo Vallati at 13:43:29 | Permalink | Comments (6)

Friday, January 30, 2009

Capelli, cellulite e alimentazione

Voglio fare un regalo ai lettori di Pensierolaterale. 

Ho appena scovato un libro davvero importante, che aiuta a capire i meccanismi delle malattie tipiche della civilizzazione. 


La salute attraverso l’eliminazione delle scorie, di P. Jentschura.

Cos’è la salute e cosa la malattia?
Cos’è l’invecchiamento? 
Perché gli uomini perdono i capelli? 
Perché le donne soffrono di cellulite? 
Domande che tutti ci siamo posti, e a cui il libro riesce a dare una risposta chiara e documentata, ed offrire allo stesso tempo una soluzione. 

Attraverso il sistema di eliminazione delle scorie, che il nostro organismo accumula a causa di un’alimentazione sbagliata, di stress e di attività fisica in eccesso, il metodo elaborato dal farmacologo Peter Jentschura riesce ad ridurre e spesso ad eliminare le cause di molte malattie che affliggono l’uomo moderno. 
Dalla psoriasi ai reumatismi, dalla caduta dei capelli alla cellulite fino a malattie più gravi come il cancro e l’infarto. 

Un libro che è una rivelazione. Spero che molti ne traggano beneficio, così come ho fatto io dopo soltanto poche settimane di applicazione del metodo, che è totalmente naturale e non prevede utilizzo di farmaci e sostanze di sintesi. 

Il libro è difficile da trovare anche nelle librerie specializzate, ma può essere acquistato qui (non prendo percentuali, la mia è pubblicità a titolo gratuito): 
 
Ovviamente il metodo propone un radicale ripensamento di molti dei luoghi comuni, soprattutto alimentari, a cui siamo stati abituati. E di conseguenza un cambio di rotta a 180° del proprio stile di vita. 
Ma penso davvero che ne valga la pena. 


Aspetto notizie e riscontri da tutti quelli che avranno avuto modo di sperimentare personalmente l’efficacia del sistema elaborato da Jentschura. 



Posted by Gian Paolo Vallati at 11:01:02 | Permalink | Comments (3)

Wednesday, February 13, 2008

Veronesi e la polenta cancerogena

Confortato dall’eminente parere di Umberto Veronesi, famoso esponente della Casta del Cancro, nei prossimi post mi occuperò di alimentazione e salute.

“Fa più morti di tumore la cattiva alimentazione che non lo smog” ha dichiarato in passato il ricco e incensato “scienziato”, sottolineando che “il 30% dei tumori sono collegati all’alimentazione”, e che i veri pericoli, più che nei tubi di scappamento delle automobili, sono nascosti “nei preoccupanti livelli di aflatossine e micotossine cancerogene presenti nella polenta e nel latte”. (1)

Per una volta (al di là della polenta cancerogena, che continuerò a mangiare allegramente) voglio prendere sul serio un esponente dell’oncologia ufficiale. Perché ritengo che l’inizio di ogni vera cura cominci dall’alimentazione, e non solo per i significati simbolici e psicologici che vi sono connessi. Noi siamo quello che mangiamo, dicevano certi antichi saggi.

Ma, poiché non posso e non voglio dare consigli a nessuno, riprenderò un concetto espresso dal Dr. Julian Whitaker, M.D., che scrisse in un bell’articolo dal titolo “COSA FAREI SE AVESSI IL CANCRO”.

“non andrò a dire cosa dovreste fare se aveste il cancro; solo voi potete prendere quella decisione.
Vi dirò cosa io farei se avessi il cancro. Ugualmente importante, vi dirò cosa non farei.
Per incominciare non accetterei la diagnosi di cancro come una sentenza di morte;
non ingoierei qualsiasi cosa i miei medici mi darebbero.
Farei delle ricerche di trattamenti alternativi e diventerei l’unico esperto del mio stato di salute” (…)
“La dieta è una terapia contro il cancro molto più potente di quanto la maggior parte delle persone possano pensare.
Ci sono innumerevoli prove che una nutrizione migliore fortifica il sistema immunitario, rallenta la crescita dei tumori e protegge contro le metastasi” (2)

(1) da repubblica.it - 14 marzo 2005
(2) http://www.edgarcayce.it/media/Cosa%20farei.htm

Posted by Gian Paolo Vallati at 19:13:28 | Permalink | Comments (2)

Thursday, July 12, 2007

La soia fa male?

Un interessante articolo di Maurizio Blondet che sfata uno dei miti dell’alimentazione naturale. Da leggere con attenzione:
Soya, il falso cibo
05/01/2007 - www.effedieffe.com

Qualche anno fa, in Svezia, una ragazzina ebbe un attacco d’asma dopo aver mangiato un hamburger in un noto fast-food, e ne morì.
Le analisi rivelarono che la causa della morte era la piccola percentuale di soya (2,2 %) contenuta nella carne macinata, che aveva scatenato la fatale reazione anafilattica.
Le successive indagini ordinate dal ministero della Sanità hanno appurato che cinque giovanissimi svedesi erano morti per shock da soya tra il 1993 e il 1996 e tutti ne avevano mangiata senza disturbi fino al giorno dell’attacco.
Da allora in Svezia si cerca di limitare l’apporto di soya in tutti i bambini asmatici e che presentano altre allergie, specialmente alle noccioline americane.
Il fatto ha indotto a riesaminare le meravigliose qualità che la pubblicità attribuisce alla soya: come proteina vegetale digeribilissima, che contrasta il colesterolo cattivo, e che previene il cancro; sostituto ideale per chi soffre di intolleranza al latte; il cibo preferito dai vegetariani; fagiolo della longevità, di cui gli asiatici si alimentano da millenni e a cui devono la loro buona salute…
Tutte menzogne, e menzogne pericolose.
Anzitutto, se è vero che i cinesi hanno usato la soya «da millenni», è anche vero che l’hanno usata non come cibo ma come fertilizzante naturale del suolo (piantare soya arricchisce la terra di azotati), fino a quando, verso il 264 avanti Cristo, non fu sviluppato in Cina il processo di fermentazione che trasforma la purea di soya in una salsa, nota oggi col nome giapponese di «miso»: un condimento, non un alimento.
In seguito, un alchimista cinese scoprì che la pasta di soya, se trattata con clorato di magnesio (un sale di cui sono ricche certe alghe), coagulava: e nacque il «tofu», il formaggio di soya.
Ma gli asiatici hanno mangiato il «tofu» solo in piccole quantità e saltuariamente, salvo che in periodi di carestia.
In realtà, il consumo quotidiano di soya e dei suoi derivati in Cina, Giappone, Corea ed Indonesia varia tra i 9 e il 36 grammi al giorno: quantità da confrontare con i 240 grammi di una tazza di «latte di soya» e la porzione di tofu (252 grammi) che consuma giornalmente un vegetariano europeo o americano convinto di difendersi così dal colesterolo cattivo e dal tumore.

Ma il peggio è che la soya la mangiamo tutti, anche se non vogliamo.

Come s’è visto, essa viene aggiunta come legante negli hamburger.
Si trova spesso nella carne in scatola e persino nel tonno, in molti biscotti, nelle barrette «energetiche» e dolciarie amate dai bambini; senza dire dei sostituti del latte in polvere per lattanti, molto usati dalle mamme sicure così di far del bene al loro piccino.
La soya è onnipresente sulle nostre tavole.
La lecitina di soya viene addirittura raccomandata da certi medici come alimento
anti-colesterolo.
La stessa proteina viene «testurizzata» per ricavarne un cibo che ha - grazie ad additivi artificiali - il sapore e l’apparenza della carne di manzo o di pollo, e raccomandata per chi deve evitare le proteine animali.
Ma la sua produzione avviene con procedimenti industriali piuttosto allarmanti.
In pratica, la farina di soya, depurata dal suo grasso, viene spremuta in macchine da estrusione (lo stesso procedimento usato per fabbricare le posate di plastica).
La proteina viene isolata dalle altre sostanze mescolando la pasta di soya grezza con una soluzione caustica alcalina, e poi lavata con una soluzione acida per far precipitare la lecitina.
Immerso il prodotto di nuovo in una soluzione alcalina, esso viene asciugato a temperatura altissima, e infine «testurizzato» in filamenti, con le stesse procedure usate nell’industria tessile.
Questa manipolazione libera il prodotto dalle componenti che provocano flatulenza (si tratta pur sempre di un fagiuolo), ma anche dalle vitamine e dai sali minerali.
E la qualità della proteina così «torturata» va a farsi benedire.

Per di più, gli scienziati sanno (ma non il pubblico) che la soya contiene tossine e sostanze chiamate «anti-nutrienti»: per esempio un inibitore della proteasi, l’enzima che consente di digerire le proteine; i «fitati», che bloccano l’assimilazione dei minerali, causano deficienze di calcio e zinco; lectine e saponine provocano disturbi gastro-intestinali.
La cosa è così nota che negli allevamenti, che al bestiame alimentato con panelle di soya, la dieta viene arricchita con l’aggiunta di minerali, vitamine e metionina, uno speciale amminoacido: altrimenti gli animali perdono peso.
Come hanno appurato in Svezia, la soya è un potente allergenico, che quando non provoca la morte causa però spesso diarrea, disturbi simili al raffreddore, difficoltà di deglutizione.
Peggio: 70 anni di studi su animali ed uomini hanno appurato che la dieta a base di soya provoca gravi disturbi alla tiroide.
Qui, il componente colpevole è il fito-estrogeno o isoflavone, un ormone vegetale contenuto ad alte dosi nella soya, che è un inibitore dell’attività tiroidea e può causare cancro della tiroide.
Il fito-estrogeno pone a rischio lo sviluppo sessuale dei lattanti nutriti con polveri a base di soya come surrogati del latte.
L’infertilità delle vacche nutrite con troppa soya è un fenomeno ben noto agli allevatori.
Nei bambini, l’estrogeno vegetale può contrastare la crescita dei testicoli e la quantità di sperma nell’adulto; nella bambine, una maturazione sessuale precoce con problemi nella vita adulta, dall’amenorrea alla mancanza di ovulazione.

Ma allora chi ha diffuso tutte le favole e i miti sulla soya come «fagiolo del benessere» e della longevità?
Il responsabile è uno dei più potenti e segreti «poteri forti» del mondo: le multinazionali cerealicole note come «il Cartello del grano».
Si tratta di aziende colossali - Cargill, Continental, Bunge, Louis Dreyfuss, Archer Daniel Midland - dai nomi ignoti al grande pubblico: infatti non sono quotate in Borsa, appartenendo per lo più a singole potenti famiglie.
Il loro business consiste principalmente nell’acquisto in blocco di interi raccolti di grano e cereali (ma anche cocco, cacao, olio di palma, arachidi) nei Paesi produttori, Argentina, Brasile, Ucraina, Africa, Australia ed Asia, e nella loro distribuzione mondiale.
Il commercio delle granaglie è altamente strategico: negli anni del comunismo, il «Cartello del Grano» ha spesso salvato il regime sovietico dalle sue ricorrenti carestie, facendogli arrivare discretamente immensi carichi di frumento e di mais.
Gestito dalla borsa-merci di Chicago, il business è praticamente controllato dalle cinque o sei multinazionali sopracitate, dette anche «Sorelle del Grano».
Una di esse in particolare, la Archer Daniel Midland (ADM), ha promosso da decenni la produzione mondiale della soya, ed ha lanciato una enorme campagna per raccomandarla come «proteina della salute».
E’ la ADM (che conta 26 mila dipendenti in tutto il mondo) che produce, commercia e pubblicizza il latte di soya che trovate nel supermercato (e che è lo scarto della coagulazione del «tofu»), che promuove l’olio e la margarina di soya come «acido grasso anticolesterolo», e il surrogato della carne fatto con la soya (Nutrisoy).
E naturalmente, è sempre la ADM che promuove i congressi medici internazionali che magnificano le qualità salutari della soya, e commissiona gli «studi scientifici» che comprovano le miracolose doti del prodotto e dei sottoprodotti, e che le autorità sanitarie prendono per buoni.
Il surplus di produzione della soya è tale, che occorre sempre qualche nuova idea per aumentarne il consumo.
L’ultima novità è l’uso della soya per la produzione di diesel e benzina sintetica - etanolo - per cui questi poteri forti sono riusciti a strappare dagli USA forti sussidi ed esenzioni fiscali.
Il business è in trionfale espansione.

Maurizio Blondet

tratto da : www.effedieffe.com

 

 

Posted by Gian Paolo Vallati at 15:11:41 | Permalink | Comments (1) »