Wednesday, October 14, 2009

Basta disinformazione, professor Garattini!

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Lettera aperta all’Istituto di Farmacologia “Mario Negri”, alla Società Italiana di Farmacologia e ai principali organi di informazione italiani

di Simonetta Bernardini - Presidente SIOMI

Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata

L’antefatto. La cronaca di questi giorni ci sta ricordando la storia di un bimbo di sei anni affetto da fibrosi cistica, morto tre anni fa forse (ma questo dovrà appurarlo la magistratura) per errori terapeutici. Nella vicenda apprendiamo essere coinvolto un medico esperto in medicina ayurvedica. Il Prof. Garattini, nei suoi commenti sui giornali e alle televisioni, non ha perso occasione per fare di tutta l’erba un fascio, accomunando la medicina ayurvedica e quella omeopatica e classificando l’omeopatia come una medicina alternativa, priva di evidenze scientifiche. Ma cosa c’entra in questa dolorosa vicenda l’omeopatia?

Quando un medico della medicina ufficiale (convenzionale, classica o biomedicina come la si voglia definire) sbaglia, a sbagliare è il medico non la medicina. E questo purtroppo succede più di quanto si pensi. I medici americani sono molto più onesti, ammettendo che la medicina ufficiale e i suoi errori terapeutici e gli effetti mortali dei suoi farmaci costituiscono la terza causa di morte dei pazienti americani. E questo fa 750.000 morti l’anno. Statistiche che il Professore sicuramente conosce.

Quando un medico (e questo oltretutto ci risulta accada molto raramente) delle medicine complementari sbaglia, a sbagliare secondo Garattini non sarebbe neanche il medico. E’ sbagliata la medicina, la si deve buttare via, la si bruci sui roghi, la si esponga al pubblico linciaggio. Non solo: già che ci siamo approfittiamo di un triste fatto di cronaca, di un eventuale caso di malpractice della medicina, per buttarcele tutte sul rogo, in primis l’omeopatia, tutte le medicine che Garattini vorrebbe “alternative” alla biomedicina. Tutto da buttare? Secondo Garattini, si. Non importa se esse sono difese finanche dalla organizzazione Mondiale della Sanità, se sono medicine ufficiali in molte parti del mondo, se sono erogate dai servizi sanitari pubblici, se sono a disposizione negli ospedali, se la letteratura scientifica ne conferma l’efficacia. Sarebbe questa la corretta informazione da parte di un Ente che ha il dovere di informare ma certo non il diritto di disinformare?

Garattini afferma che “quando gli studi sono fatti bene si dimostra che in questi farmaci non c’è nessuna efficacia”. Non solo questo non è vero, ma quanti studi “fatti bene” hanno dimostrato l’efficacia di farmaci della biomedicina dei quali si è poi dimostrata, viceversa, l’inefficacia? Dei quali poi si sono contate, purtroppo anche a migliaia le vittime?

In nome di una corretta informazione la Società Italiana di Omeopatia e medicina Integrata ribadisce, ancora una volta, i concetti su cui basa una corretta visione di Medicina Integrata.

La SIOMI associa più di 1300 medici esperti anche in omeopatia, il 75% di essi lavora nel servizio pubblico, in Università, negli ospedale, nella pediatria e medicina di famiglia. Questi medici hanno scelto di avvalersi anche delle terapie omeopatiche poiché la biomedicina da sola non basta a curare le persone ammalate. Se fosse bastata, nessuno di loro avrebbe avuto bisogno di cercare ulteriori strumenti di cura. I cittadini che ricorrono all’omeopatia in Italia sono più di nove milioni di persone e più del 90% di essi (dati ISTAT) dichiarano di essere soddisfatti dei risultati. Se la biomedicina avesse risolto i loro mali non avrebbero cercato altre opportunità terapeutiche.

La pratica della medicina omeopatica deve essere affidata a medici preparati i quali devono utilizzarla a fianco della biomedicina, nei casi in cui essa si è dimostrata utile a migliorare le possibilità di guarigione dei cittadini e a diminuire gli effetti collaterali dei farmaci chimici. Questo atteggiamento del medico non ha niente di alternativo, infatti si parla, più opportunamente, di medicine complementari e di Medicina Integrata. Nel modello di Medicina Integrata promosso da dieci anni in Italia dalla SIOMI la medicina non deve privare i cittadini di farmaci salvavita e di ogni strumento diagnostico e terapeutico frutto del progresso scientifico, ma essa non deve ignorare altre tecniche terapeutiche complementari, e questo nell’interesse dei cittadini, con il fine ultimo di migliorare le opportunità di cura e di guarigione delle tante malattie croniche nei confronti delle quali la biomedicina dispone purtroppo di strumenti spesso inappropriati e inefficaci.

Non è vero, come vorrebbe far credere il prof. Garattini che la medicina omeopatica non ha evidenze di efficacia. Le conferme di efficacia sono sempre di più ed è ora che a queste ricerche vengano finalmente destinati adeguati finanziamenti. La rivista internet “Omeopatia33″ che SIOMI gestisce per l’Editore Elsevier (lo stesso editore per cui scrive il prof. Garattini) recensisce settimanalmente le evidenze di efficacia delle cure omeopatiche provenienti dalle ricerche internazionali.

Sulle medicine complementari non è più il tempo dei dialoghi fra sordi: si apra il Mario Negri ad un confronto culturale aperto, onesto e non preconcetto, poichè la guerra tra medicine, se è utile a chi avesse a cuore la difesa di un potere dominante in medicina, certamente non è utile alla salute dei cittadini.

Simonetta Bernardini
Presidente SIOMI
Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata

Sito internet: www.siomi.it
E-mail: s.bernardini@siomi.it


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Friday, January 23, 2009

AGOPUNTURA, INFORMAZIONE E MALAFEDE


Colpirne uno per educarne cento


Pochi giorni fa Paolo Roberti di Sarsina, esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità, ha dichiarato all’Adnkronos che ormai il 23% degli italiani si cura con le medicine alternative o non convenzionali, con un risparmio per il SSN, sistema sanitario nazionale, di ben 40 milioni di euro.

 Roberti di Sarsina ha aggiunto inoltre che “Le istituzioni italiane non hanno finora voluto né sono state capaci di mettersi al passo con questa realtà sociale ampiamente diffusa, disattendendo anche la Risoluzione sulle Medicine Non Convenzionali emanata sia del Parlamento Europeo (1997) che del Consiglio d’Europa (1999), né adottando il Piano strategico sulle medicine tradizionali, complementari e alternative dell’OMS (2002)

 Dato che queste affermazioni hanno avuto una vasta risonanza sui media, le multinazionali del farmaco, toccate nei loro affetti profondi (leggi: introiti)  non hanno preso tempo per lanciare la loro risposta.

 Ed infatti ieri sul sito di Repubblica, un servizio (o “servizietto”) di Enrico Franceschini ci svelava finalmente che l’“Agopuntura è solo effetto placebo” e che “la tecnica cinese è stata ridimensionata”.

 Come potevano le multinazionali del farmaco lasciare impunita una dichiarazione così irrispettosa e lesiva della loro autorità (e degli stratosferici fatturati)?
Bisognava attaccare subito l’agopuntura, per colpire tutte le medicine non convenzionali. Colpirne uno per educarne cento, il vecchio motto è sempre valido.

Ma vediamo perché l’articolo di Repubblica, e lo studio su cui è basato, sono chiaramente in malafede.

Il presunto “studio” condotto da ricercatori del Centro per la ricerca medica complementare dell’Università Tecnica di Monaco, si basa su un vecchio trucco, già abbondantemente usato negli anni ottanta dal sagrestano della scienza Piero Angela in una sua fortunata trasmissione televisiva. 

Funziona così: Si prendono due gruppi di pazienti, sofferenti di una data patologia (nello specifico si trattava di generiche “forti emicranie”).
Ai primi si somministra l’agopuntura tradizionale, ai secondi si infilano gli aghi a caso.
Alla fine si ottengono uguali benefici in entrambi i gruppi, e l’effetto placebo sarebbe così dimostrato.

 Questo procedimento, di pretesa scientificità, in realtà non ha nulla a che vedere con un esperimento realmente condotto in “Double Blind” (in doppio cieco, come viene abitualmente tradotto).

 Chiunque conosca anche solo un poco di Medicina Cinese Tradizionale sa che una patologia così generica come l’emicrania può dipendere da infiniti fattori, che variano in maniera anche notevole da persona a persona. 

E che il trattamento deve necessariamente essere specifico ed individuale per ogni dato paziente. 
Lo stesso ago inserito nello stesso punto in due pazienti diversi può sortire risultati diametralmente opposti, dipendendo dalle condizioni energetiche e patologiche del soggetto. [1] 

 Come si possa stabilire allora una procedura comune e standardizzata su un gruppo di “ben 6.736 pazienti, sofferenti di forti emicranie e mal di testa” è davvero incomprensibile.

Si tratta quindi della applicazione scorretta di una metodologia, per arrivare a dimostrare una tesi preconcetta.

 E la dimostrazione della sostanziale scorrettezza del presunto studio arriva da un lapsus rivelatore dello stesso Klaus Linde, responsabile della ricerca: 
Senza dubbio saranno necessarie ulteriori ricerche per capire esattamente come funziona questa terapia prima che venga prescritta ai pazienti” (bontà sua) aggiungendo infine la perla: 
“I medici devono sapere quanto a lungo si protrarranno gli effetti dell’agopuntura e se dei terapisti più esperti possono effettivamente ottenere risultati migliori di terapiste che hanno avuto soltanto un addestramento di base”.

 Ecco. La spiegazione è tutta lì. Una ricerca così seria e assolutamente “scientifica” è stata condotta da “terapiste che hanno avuto soltanto un addestramento di base”.

C’è bisogno di aggiungere altro? 



[1] Tra l’altro, detto incidentalmente, in Cina l’agopuntura è l’ultima risorsa della MTC, cui si arriva quando la terapia attraverso l’alimentazione e le erbe medicinali non ha sortito effetto. 

Posted by Gian Paolo Vallati at 08:34:12 | Permalink | Comments (1) »