Lunedì 31 Marzo 2008

I successi della medicina ufficiale sul cancro


Alcuni brani tratti dal libro Kankropoli, di Alberto Mondini,

"Iniziamo a vedere cosa realmente viene fatto a chi oggi si ammala di cancro.
Nella stragrande maggioranza dei casi si usano, dove è possibile, unicamente tre metodi: l'asportazione chirurgica, la chemioterapia e l'irradiazione.
Il primo rimedio è del tutto inutile, perché il tumore non è che lo stadio finale e più visibile di una situazione patologica che coinvolge tutto l'organismo. Pertanto, dopo l'asportazione, la recidiva è quasi la regola, in quanto le difese immunitarie del paziente saranno ulteriormente indebolite dal trauma delle ferite, dall'intossicazione dell'anestesia, dagli antibiotici e dagli altri medicinali.
Gli altri due metodi si basano sul fatto che le cellule cancerose sono più deboli di quelle sane, pertanto, sotto l'azione di veleni o di radiazioni ionizzanti, sono le prime a morire.
Questa constatazione porta però a una delle pratiche più insensate della storia della medicina: avvelenare ed irradiare il paziente per guarirlo! Anche la persona meno informata, riesce a comprendere che guarigione significa miglioramento della salute.
Nessuno pensa che l'inquinamento, gli esperimenti atomici o l'incidente di Chernobyl siano i provvidenziali vantaggi dei nostri tempi per mantenerci sani.
Nei fatti, anche con la chemioterapia e l'irradiazione, dopo un iniziale, apparente successo, il malato, con il sistema immunitario massacrato, indebolito nel corpo e nella mente, svilupperà generalmente in breve tempo un nuovo tumore, questa volta ancor più difficile da curare.
Eppure, specialmente negli ultimi mesi, in occasione dei vari dibattiti sulla cura Di Bella, avrete sentito fior di luminari, illustri primari, grandi ricercatori, sostenere che le critiche alle attuali terapie oncologiche non hanno ragione di esistere, che la medicina ha fatto enormi passi in avanti, che le percentuali di guarigione sono già nell'ordine del 50% e che tale percentuale è in fase di crescita.
In conclusione, la medicina sta facendo il proprio dovere ed i soldi assegnati alla ricerca hanno dato i frutti sperati.

Vediamo ora quali sono, in realtà, i grandi progressi che da alcuni anni la scienza sta compiendo nel campo della lotta ai tumori.
Riunione del settembre 1994 del President's Cancer Panel:
"Tutto sommato, i resoconti sui grandi successi contro il cancro, devono essere messi a confronto con questi dati" aveva detto Balair, indicando un semplice grafico che mostrava un netto e continuo aumento della mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990. "Torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent'anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea. Grazie".
Chi è questo personaggio che esprime idee così eretiche, un medico alternativo? Un ciarlatano come è stato definito Di Bella? Un guaritore che approfitta dei poveri malati? Uno che non conosce le percentuali di guarigione?
Purtroppo per loro, niente di tutto questo. Risulta difficile definire ciarlatano o incompetente, John C. Balair III, insigne professore di epidemiologia e biostatistica alla Mc Gill University, uno dei più famosi esperti di oncologia degli Stati Uniti e dell'intero pianeta.
Non parlava del resto ad una platea di sprovveduti; il President's Cancer Panel è nato in conseguenza del National Cancer Act, un programma di lotta contro il cancro, firmato dal presidente americano Richard Nixon il 23 dicembre 1971 e per cui si sono spesi fino al 1994 ben 25 miliardi di dollari.
I dati relativi alla situazione delle lotta al cancro vengono forniti direttamente al Presidente degli Stati Uniti.
La conclusione principale di Balair, con cui l'NCI (National Cancer Institute) concorda, è che la mortalità per cancro negli Stati Uniti è aumentata del 7% dal 1975 al 1990.
Come tutte quelle citate da Balair, questa cifra è stata corretta per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto all'età, cosicché l'aumento non può essere attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per altre malattie.
La mortalità è diminuita per tumori quali quelli del colon e del retto, dello stomaco, dell'utero, della vescia, delle ossa, della cistifellea e dei testicoli. La mortalità per cancro nei bambini si è quasi dimezzata fra il 1973 e il 1989, in gran parte grazie alle migliori terapie.
Tuttavia, dato che i tumori infantili erano comunque rari, questo miglioramento - e quello più lieve registrato nei giovani adulti - ha avuto solo un effetto assai ridotto sul quadro generale.
In totale, gli incrementi della mortalità per cancro sono circa il doppio delle riduzioni.

Edward J. Sondik, esperto di statistica dell'National Cancer Institute, sostiene che vi sarebbe un aumento di oltre il 100% dei casi di cancro al polmone nelle donne fra il 1973 e il 1990. Anche il melanoma e il cancro alla prostata hanno avuto incrementi considerevoli, di oltre l'80%, in quel periodo. Sondig ha concluso che l'incidenza totale del cancro è aumentata del 18% fra il 1973 e il 1990.

"Nessun esperto del settore può continuare a credere che dietro l'angolo vi sia necessariamente tutta una serie di magnifiche terapie contro il cancro in attesa di essere scoperte" asserisce Balair ribadendo di averne abbastanza della continua sfilata di notizie sensazionali che fanno credere che una cura risolutiva stia per essere messa a punto.
Le chemioterapie esistenti, nonostante i progressi, sono ancora armi a doppio taglio. Alcuni dei trattamenti per il linfoma e la leucemia inducono altri tumori, dopo il completamento della terapia per la malattia originaria.
...
Non notate una leggera disparità tra i dati che avete letto ora e le statistiche trionfalistiche che avete sentito dai famosi clinici italiani? Forse può dipendere dal lasso di tempo intercorso, in fondo questi dati risalgono al 1993, magari la situazione è notevolmente migliorata.
Vediamo allora cosa afferma Balair nel 1997 su New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste mediche a livello mondiale: "La guerra contro il cancro è lontana dall'essere vinta. L'efficacia dei nuovi trattamenti contro sulla mortalità è molto deludente". Il Giornale - Inchiesta sul cancro n°1

Se non siete ancora convinti, o semplicemente desiderate ulteriori dati, eccone altri due. Il primo è la vasta indagine condotta per 23 anni dal Prof. Hardin B. Jones, fisiologo presso l'Università della California, e presentata nel 1975 al Congresso di Cancerologia, presso l'Università di Barkeley. Oltre a denunciare l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie canoniche sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve queste terapie. Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da colore che si sono invece sottoposte alle cure complete.
Il secondo caso riguarda uno studio condotto da quattro ricercatori inglesi, pubblicato su una delle più importanti riviste mediche al mondo: The Lancet del 13/12/1975 e che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi. La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220 giorni.





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Mercoledì 14 Novembre 2007

HAMER E LA LEZIONE DI SEMMELWEIS


IGNAZ P. SEMMELWEIS

Dicono che il dottor Ryke G. Hamer, autore di una controversa teoria sul cancro ed altre malattie, sia una persona non molto equilibrata dal punto di vista psichico. Lo ha velatamente ipotizzato anche Umberto Veronesi, il noto esponente della Casta del Cancro.

Personalmente non so se sia vero. Molti degli atteggiamenti di Hamer mi sembrano in effetti quantomeno bizzarri. Certe sue prese di posizione (non mediche, ma politiche) lasciano davvero il tempo che trovano. Ed in fondo non giurerei sulla salute mentale di nessuno, tantomeno della mia.

Quello che so è che le teorie di Hamer sono estremamente interessanti, e che si legano a quel filone che parte proprio nel nostro paese con l'opera di Luigi Oreste Speciani. Negli anni '60 Speciani fu il primo ad affermare che alla base del cancro c'è un enorme sofferenza psicologoca. Anzi, dell'Anima, come lui amava dire. E che non è possibile nessuna vera guarigione se non si affronta questo aspetto, il disperato dolore della Psikè. Il suo libro "Di Cancro si vive" fu una vera rivelazione per molti.



Ora Speciani era un grandissimo anatomo-patologo, molto stimato dai suoi colleghi e perfettamente inserito nell'ambito universitario del suo tempo. Insomma, non era certo un esponente della famigerata corrente new-age. Oggi, a più di trent'anni dalla sua scomparsa, i suoi allievi della Scuola di Medicina Integrata lavorano silenziosamente nell'ombra, senza cercare la luce dei riflettori, preferendo curare e guarire piuttosto che richiedere l'approvazione della "Scienza Ufficiale".

Hamer invece ha avuto la grande colpa di essersi schierato apertamente, di essersi messo contro il grande business della "Ricerca sul Cancro". E lo ha fatto spesso con i suoi modi, eccessivi, bizzarri, e forse un po' folli.

Per questo mi ricorda molto il povero Ignaz Semmelweis che, nonostante la sua geniale scoperta, morì pazzo e screditato dalla "Scienza" del suo tempo. Vediamo la sua storia, come riportata su Il Diogene ( http://www.ildiogene.it/):

"Medico ungherese, Semmelweis è considerato lo scopritore della principale causa della febbre puerperale, e rappresenta un caso emblematico della chiusura del mondo scientifico di fronte alle nuove scoperte.

La febbre puerperale, ai tempi di Semmelweiss, uccideva misteriosamente migliaia di puerpere, soprattutto nei grandi ospedali. Semmelweiss, in seguito ad attente osservazioni e a una serie di coincidenze fortuite, giunse alla conclusione che la malattia fosse provocata dagli stessi medici e studenti i quali, secondo una prassi abbastanza comune a quel tempo, venivano spesso a visitare le pazienti dopo aver fatto pratica di dissezione dei cadaveri, in sala anatomia.

Per verificare la sua ipotesi, Semmelweiss ordinò che tutte le persone del suo reparto si lavassero bene le mani con una soluzione disinfettante (cloruro di calcio) prima di qualsiasi contatto con le pazienti.
Tale direttiva portò a una drastica riduzione dei decessi.

Il valore della scoperta
(così semplice e geniale, n.d.r.), tuttavia, fu contestato aspramente dalla maggioranza dei medici del tempo, che gli rivolsero una tale quantità di accuse da provocare addirittura la sua espulsione dall'ospedale e in seguito anche dalla cattedra universitaria di Budapest, che gli era stata offerta nel 1885."

Per dirla tutta, sembra che il carattere fumantino, un po' bizzarro e non perfettamente ligio alle regole di Semmelweis contribuì non poco alla sua emarginazione. In ogni caso :

"i dati che Semmelweiss forniva a sostegno della propria tesi erano molto eloquenti: nell'anno 1846, su 4.010 puerpere ricoverate nel suo reparto, ne erano morte ben 459 (più dell'11%); nel 1847, con l'adozione del lavaggio delle mani con cloruro di calcio verso la metà dell'anno, su 3.490 pazienti ricoverate, ne erano morte 176 (il 5%); l'anno successivo proseguendo la pratica del lavaggio, su 3.556 ricoveri, i decessi erano scesi ad appena 45 (poco più dell'1%). Questi risultati, anche se forse lasciavano ancora un piccolo margine di dubbio (poteva trattarsi di una semplice coincidenza) avrebbero dovuto almeno suscitare qualche interesse in coloro che avevano a cuore il progresso della medicina, così da spingere a nuove sperimentazioni per sottoporre a verifica l'ipotesi. Invece, essi vennero praticamente ignorati." (1)

"Dopo la pubblicazione della sua opera fondamentale Eziologia, concetto e profilassi della febbre puerperale, l'opposizione nei confronti di Semmelweiss divenne ancor più agguerrita, tanto che egli, stanco e deluso, cadde in un lungo periodo di depressione. I suoi nemici ne approfittarono allora per farlo internare in un manicomio, dove poco dopo egli morì". (2)

Migliaia di partorienti continuarono a morire, finchè alla lunga la teoria di Semmelweis non venne accettata. Ma questo fu possibile solo quando la generazione dei suoi contemporanei scomparve e venne sostituita da una generazione di giovani medici dalla mente aperta in grado superare i pregiudizi e le cristallizzazioni mentali dei vecchi baroni.

Come infatti ha spiegato acutamente Thomas Kuhn (3), nessuna teoria nuova e rivoluzionaria, per quanto geniale e ricca di prove, può essere accettata dall'establishment scientifico. Produce piuttosto una situazione di crisi, in cui la comunità cerca di negare o ridimensionare il fenomeno anomalo.
La nuova teoria viene accettata solo quando una nuova generazione di ricercatori, adottando un nuovo "paradigma", riesce a superare gli schemi mentali della generazione precedente.

Oggi i vecchi baroni continuano a difendere chemioterapia, radioterapia e tutta quella devastante ed invasiva pratica "terapeutica", peraltro molto redditizia, anche perchè non possono mutare il loro "paradigma", con il quale hanno costruito la loro carriera e le loro conoscenze. Sarebbero costretti ad uno sforzo psicologico e mentale al di fuori della loro portata.
Di conseguenza tutte le teorie alternative sul cancro (Di Bella, Hamer, Kremer, ecc.) potranno essere seriamente prese in esame dall'establishment scientifico solo quando questa classe dominante scomparirà per vecchiaia.

Sta ad ognuno di noi decidere se aspettare (la maggior parte dei baroni è oltre i settanta) o se infischiarsene ed iniziare a pensare in maniera nuova da subito.


(1) Oggi, seguendo la logica dei detrattori di Hamer, si potrebbe sostenere che Semmelweis, con la sua prassi, fece morire più di 220 pazienti in 2 anni.

(2) Tutto il corsivo virgolettato è tratto da: http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Semmelweis.html

(3) "La Struttura delle Rivoluzioni Scientifiche", Thomas Kuhn





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Venerdì 01 Giugno 2007

Risposta del Dottor Giuseppe Di Bella a “Il Sole 24 Ore”

 

Da oggi questo blog si occuperà principalmente di medicina alternativa, tecniche di guarigione naturale e autoguarigione.

E comincio dando spazio ad un uomo che si è trovato schiacciato dalla lobby criminale delle multinazionali farmaceutiche, il dottor Di Bella. Oggi, dopo la sua morte, il figlio Giuseppe prosegue la sua battaglia.

Questa è la sua lettera di risposta al solito articolo di giornalismo prezzolato al servizio della lobby:

Il consiglio superiore di sanità (CSS)diffuse nel dicembre 1997 un comunicato stampa contro il “Cosiddetto metodo Di Bella”, e malgrado un preciso mandato del Ministro Storace, non esaminò il razionale, il riscontro nelle banche dati medico scientifiche del MDB,nè concordò col sottoscritto, malgrado reiterate richieste, obiettivi e progettazione di uno studio retrospettivo secondo la normativa internazionale.

Non sottopose uno solo dei pazienti segnalati ad accertamenti ematochimici o strumentali.

E’ imminente la pubblicazione sul portale ufficiale www.metododibella.org (sezione News legislative) della documentazione scientifica completa che vanifica tutte le dichiarazioni contro il MDB riportate dal Sole 24 ore e riprese dal QN; e di tutti i documenti e corrispondenza con i Ministri Sirchia, Storace, e CSS. Per il CSS “La cura di Bella è nociva”, “bocciata senza appello”, non perché inefficace o tossica, ma perché ”nega l’accesso a farmaci antineoplastici di provata efficacia“.

I dati scientifici, quelli veri, non giornalistici, smentiscono i trionfali successi dei ”farmaci antineoplastici di provata efficacia” magnificati dal CSS, documentandone un’inaccettabile percentuale di mortalità denunciata da un’agenzia della Reuters Healt [Wesport,CT 2001-05-17]: “Unexspected high mortality rated associated with chemoterapy regimen...” (“Non ci si aspettava un tasso di mortalità così elevato associato ai protocolli chemioterapici...”). Il dato è confermato dalla pubblicazione di Gerrard [Br.J. Cancer 1998 Jun 77(12) 281-5] con l’undici per cento di decessi, non causati dal tumore ma unicamente da chemioterapia.

La sopravvivenza dei malati di tumore, quella vera, delle verifiche scientifiche, non giornalistico-televisive, è essenzialmente dovuta alla chirurgia, molto meno alla radioterapia, e si riduce ad un 29% di sopravvivenza a 5 anni (Richards,BMJ2000;320:895–898). Del 29% solo il 2,5% era dovuto alla chemio, come pubblicato da Morgan G. e AA “The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5- year survival in adult malignancies”, sulla prestigiosa rivista oncologica Clin. Oncol [2004 Dec.16(8):549-60]. Questa fondamentale pubblicazione si basa su 14 anni di osservazione, 225000 pazienti, 22 varietà tumorali, per accertare il reale contributo della chemio al raggiungimento dei 5 anni di sopravvivenza.

L’avvilente risultato: su cento ammalati la chemioterapia consente solo al 2,5% di raggiungere i 5 anni, dopo i quali, Lopez nello studio clinico “Long–term results…Experience at the 20 th…” GacMed Mex [1998 mar. Apr,134(2):145-5] ha accertato che metà dei pazienti sopravvissuti a cinque anni, nel lungo termine muore per tumore. “La terapia oncologica sta facendo passi di grandi rilievo, gli anticorpi monoclonali“ proclama il CSS. Basta collegarsi al portale del National Cancer Institute, per comprendere le ragioni della delusione seguita alle grandi aspettative indotte dagli anticorpi monoclonali. A fronte di questi risultati della chemio, sono già pubblicati su riviste internazionali e reperibili in www.metododibella.org, studi che documentano, nelle malattie linfoproliferative, una sopravvivenza col MDB dell’ottanta per cento, e nei tumori polmonari in stadio 3° e 4° (critico-terminale), un incremento dell’aspettativa di vita del 270%, rispetto alle mediane di sopravvivenza ufficiali.

Digitando nella massima banca dati medico scientifica www.pubmed.gov “somatostatin or octreotide in cancer therapy”, chiunque può reperire 23.000 pubblicazioni a conferma del potente effetto antitumorale della Somatostatina e così per ogni componente del MDB come Melatonina ecc. In base a questi dati documentati e verificabili, lascio ai lettori di giudicare chi disprezza la Verità, Via della Vita, su quale terapia “debba scendere il sipario”, “i veti senza appello”, “le bocciature”. Redattrici de Il Sole, con i continui “cantare il requiem”, “celebrare il funerale” “recitare il de profundis” indulgete ad un’ossessiva terminologia funerea, dimenticate per un attimo la morte, volgetevi a considerare la bellezza dolce e infinita della vita, del rifiorire della vita nei tanti salvati dal quel “piccolo omino dai capelli bianchi” che sarà ancora ricordato quando di chi lo ha temuto, diffamato e vilipeso non rimarrà neppure la polvere.

Giuseppe Di Bella

tratto da www.disinformazione.it

 

 

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Giovedì 17 May 2007

I Bin Laden dell’oncologia

 

riporto per intero un lungo articolo di Maurizio Blondet (www.effedieffe.com), senza tagli, data la sua importanza:


Quando la sifilide comparve in Europa nel '500, i medici adottarono una cura radicale: l'amputazione del pene a migliaia di disgraziati.
Oggi è facile capire il loro errore: presero la sifilide come una malattia «locale», e attaccarono là dove si manifestava la piaga luetica.
Erano scusabili, ignorando tutto delle affezioni batteriche e della spirocheta che infettava l'intero organismo.
Oggi lo stesso errore - senza nessuna scusa - viene applicato nella «cura» del cancro.
La chemioterapia e l'irradiazione presumono di aggredire «localmente» il tumore, come se «il paziente fosse semplicemente il portatore occasionale del suo tumore».
Mentre è ormai chiaro, persino agli oncologi di successo mediatico come Veronesi, che il cancro è essenzialmente una malattia «sistemica» e «centrale»: la cui causa va cercata nel «sovvertimento dell'omeostasi biologica antiblastica e dei suoi molteplici meccanismi differenzianti, citoregolatori, apoptotici, immunologici».
Sto citando passi da «Il Metodo Di Bella», scritto dal figlio, Giuseppe Di Bella, che me ne ha fatto omaggio. (1)
Un libro francamente impressionante.
Scopro ad esempio che oggi in Italia - per decreto di Rosy Bindi - è positivamente «vietato» ad un medico curare i pazienti oncologici con metodo diverso dalla chemioterapia.
E' obbligatorio per legge trattarli con una terapia la cui inutilità nel casi migliori, letalità nei peggiori, è comprovata oltre ogni dubbio da importanti studi indipendenti.
Per esempio l'indagine condotta su 782.020 pazienti «curati» Inghilterra e in Galles: a cinque anni dalla «cura» chemioterapica, ne erano morti 541.976. Il 71%.
Gli attacchi alla terapia Di Bella puntavano alla sua inefficacia, al suo aspetto di trattamento al massimo di «palliativo».
Personalmente, non so quanti successi possa vantare Di Bella: ma mi è chiaro che la «cura», che fallisce nel 71% dei casi, andrebbe immediatamente proibita, e non invece resa obbligatoria dai politici.
Peggio, è documentato che in certi casi, la mortalità è provocata non dal cancro, ma dalla «cura»: sui bambini leucemici acuti, l'11% muoiono entro i 4 giorni e gli 11 mesi dalla chemioterapia, e a causa di essa.

La teoria scientifica (se si può chiamare così) che conduce alla chemioterapia consiste infatti nell'avvelenare l'intero organismo con sostanze velenose per le cellule (cito-tossiche) nella speranza che le cellule malate, cancerose, muoiano «prima» delle sane.
Mentre è noto agli stessi chemio-terapeutici che «i dosaggi capaci di sterilizzare l'ammalato da tutte le cellule neoplastiche sarebbero letali prima di raggiungere il 50% della dose efficace».
Dunque, i pazienti vengono trattati - per non ammazzarli a forza di veleno - con dosi che gli stessi medici tipo Veronesi sanno «insufficienti».
Tant'è vero che la chemio viene regolarmente seguita dalla chirurgia, per asportare - spesso insieme a parti essenziali del nostro organismo - le cellule cancerose rimaste.
E' la versione moderna e «scientifica» dell'amputazione del pene.
Con la piena coscienza che per lo più le cellule cancerose asportate localmente ricompaiono e tornano a proliferare, più rigogliose di prima, perché la chemioterapia ha per sé effetti mutageni. Perché, appunto, il cancro non è una malattia locale, ma centrale.
Che cosa vuol dire «centrale»?
Nel libro di Di Bella, scopro che si tengono continuamente nel mondo congressi scientifici su un preciso tema: «The pineal gland and cancer» (Tubinga 1987), «European Pineal Society colloquium» (Sitges 1996) e così via.
L'attenzione degli scienziati veri (non dei Veronesi) è dunque attratta dalla ghiandola pineale o epifisi.
Si tratta della ghiandola più anatomicamente protetta del corpo: affondata profondamente nel cervello, e racchiusa da una conchiglia ossea a forma di mandorla. (2)
Essa ha natura doppia, da centauro: è per metà parte del cervello, materiale neurale, e per metà ghiandola endocrina.
Che emette non uno, ma numerosi ormoni: in quantità minime, molecolari.
Questi ormoni scatenano a cascata l'azione delle grandi ghiandole endocrine periferiche, dalla tiroide alle surrenali ai testicoli.
Insomma è la pineale che - dal centro del cervello - impartisce gli ordini per affrontare le situazioni vitali: l'increzione del testosterone che presiede alla eccitazione sessuale quando si avvicina la donna amata, lo scatenarsi di adrenalina surrenale per affrontare situazioni di aggressione o di fuga, o di prolattina per preparare all'allattamento.
Gli ordini della pineale nascono dal centro del cervello, dalla vita psichica intesa nel senso più ampio.
Cartesio aveva visto in qualche modo straordinariamente giusto, quando additò in questa ghiandola il «punto di unione» fra l'anima e il corpo, inteso come una macchina.
Non si tratta dell'anima, ma della psiche sì: il mondo dei sentimenti e della interpretazione degli eventi che ci accadono, il nostro vissuto.
L'effetto del «vissuto» nella sregolazione del sistema immunitario dovrebbe essere comunemente noto.

Dopo la morte di una persona cara, un fallimento negli affari o una sconfitta esistenziale è più facile ammalarsi di qualunque malattia, dall'influenza al cancro.
Enzo Tortora sviluppò il tumore dopo l'ingiusto e clamoroso arresto, che visse ovviamente come il crollo di tutte le sue prospettive vitali, di successo, di carriera.
Esistono casi opposti.
Solgenitsin fu rilasciato dal gulag quand'era ormai terminale per carcinoma gastrico: va a morire a casa, gli dissero i carcerieri sovietici.
Lo stesso giorno della sua liberazione ascoltò per radio la notizia della morte di Stalin: il suo cancro scomparve, una remissione che Solgenitsin ha sempre considerato come un dono del Cielo da ripagare con l'assunzione di un compito a cui dedicare il resto di vita donatogli: «dire la verità» sull'impero della menzogna comunista.
Un inglese, che mi pare si chiamasse Chichester, si vide diagnosticare il cancro a sessant'anni: anzichè sottoporsi docile alla chemio, decise di dedicare quel tanto di vita che gli restava a fare la cosa che aveva sempre desiderato, ma mai potuto fare: esperto velista, intraprendere una traversata oceanica solitaria.
Ha guadagnato diversi record come navigatore, ha ricevuto il titolo di Lord, è morto a ottant'anni. Non di cancro.
Ho il vago ricordo di un medico italiano, il dottor Moricca, che aveva una sua cura palliativa contro i dolori del cancro: con un lungo ago, iniettava morfina direttamente nell'amigdala della pineale, e alla fine iniettò alcol puro.
Così «euforizzata» la ghiandola centrale, otteneva non solo la remissione dai dolori cancerosi (anch'essi misteriosamente atroci, «centrali») ma talora la riduzione delle masse tumorali, purtroppo solo in modo transitorio.
Moricca fu poi incarcerato per presunte malversazioni.
Della persecuzione giudiziaria e mediatica di Di Bella non è nemmeno il caso di parlare.
La sua cura è stata fatta passare come quella di uno stregone che suscitava false speranze.
Ora scopro che l'attività dell'epifisi è inibita da una lunga e forte illuminazione: l'ormone inibitore prodotto è la melatonina, responsabile dell'abbronzatura ma anche della maturazione sessuale.
E la melatonina è parte del cocktail di farmaci del metodo Di Bella.
La pineale produce l'ormone della crescita (GH, Growth Hormone); Di Bella usava nel cocktail la «somatostatina», l'inibitore del GH, ragionando che il cancro proliferante è un fenomeno di crescita da contrastare.
Uno stregone?

Il diktat di Rosy Bindi cita «la affermata mancanza di ogni fondamento scientifico documentato del metodo Di Bella», affermata da enti ufficiali come la Commissione Oncologica, la Commissione Unica del Farmaco, il Consiglio Superiore di Sanità.
In realtà, basta spulciare la letteratura medica in inglese per scoprire decine di migliaia di rapporti (3), indipendenti e stranieri, che segnalano chi l'efficacia della somatostatina, chi della melatonina, chi della vitamina E ed A, della inibizione della prolattina (altro ormone pineale), chi dell'uso combinato di queste sostanze nel contrastare il cancro.
E il cocktail Di Bella era appunto un mix mirato di queste sostanze.
Non posso dire, non essendo medico, quanto funzioni il metodo Di Bella nei dettagli: ma nel complesso, è certo che è retto dalla teoria che la scienza sta formando, la teoria sulla natura «centrale» e pineale del cancro, della sregolazione dei finissimi processi del sistema immunitario e ormonale.
Nella letteratura scientifica seria, tali processi vengono più esattamente definiti «neuro-immunitari», «neuro-ormonali», per indicare come essi dipendano in ultima analisi, a cascata, dal sistema nervoso centrale e spinale.
Ancor più precisamente, credo si dovrebbe parlare di sistemi «psico-immunitario» e «psico-ormonale», per indicare meglio come la capacità e «attenzione» del sistema immunitario nell'aggredire batteri e cellule «estranee» e maligne sia governata, profondamente, dal vissuto psichico del paziente, conscio e inconscio.
E' la tesi centrale del dottor Hamer, come noto.
Egli stesso colpito da cancro testicolare dopo la tragica uccisione del figlio, colse la natura «simbolica» della sua patologia.
Quasi che l'organismo paterno urgesse a produrre una seconda nascita.
Il sistema immunitario-ormonale, nella sua cieca sapienza, preparava le gonadi ad una seconda filiazione?
Per Hamer, l'organismo produce incessantemente, nella riproduzione cellulare continua (le cellule vecchie del corpo sono continuamente rimpiazzate da nuove), «errori» di copiatura che sono potenzialmente tumori: ma di norma questi errori vengono prontamente eliminati dal sistema immunitario, fagocitati, ordinatamente uccisi con l'apoptosi, che non lascia residui marcescenti.
Ma quando l'uomo vivente è travolto da una situazione esistenziale disperata, che lo prende «in contropiede» e di cui non vede lo sbocco, il sistema immunitario sofferente per lo stress trascura i segnali, non sente più come «estranee» le cellule sbagliate. Stregoneria?

Io stesso ho avuto, personalmente, un'esperienza simile: un neo sul torace che, in coincidenza con una mia situazione esistenziale di chiusura, prese a crescere, mutar colore e infiammarsi, comportarsi insomma come un melanoblastoma incipiente.
Il medico di base si preoccupò a vederlo, ordinò subito una biopsia.
Devo ringraziare la burocrazia sanitaria che mi diede appuntamento di lì a vari mesi.
In attesa, cominciai a circondare il mio allarmante neo con un circolo fatto con una penna a sfera rossa.
Ogni mattina ricalcavo il circoletto.
In poche settimane il neo divenne peduncolare, cessò di essere dolente, e infine si staccò spontaneamente.
Ero stato semplicemente fortunato, di sicuro.
Ma l'idea me l'aveva data un caro medico, Luigi Oreste Speciani, forte sostenitore della natura psichica-centrale del cancro, da gran tempo defunto.
A suo tempo l'avevo intervistato, e lui mi aveva parlato di metodi apparentemente magici con cui certe fattucchiere rurali curavano la verruca: malattia non grave, ma invalidante per certi mestieri (chi è colpito da verruca non può, per esempio, fare il macellaio, per non infettare le carni), e malattia che la medicina moderna non sa curare, perché è virale e dunque non risponde agli antibiotici.
Le vecchiette sapienti ordinavano al verrucoso di raccogliere foglie di un certo albero che presentassero analoghe verruche; tante foglie verrucose quante erano le verruche presenti sul corpo del paziente; e di andarle a seppellire - pronunciando formule, o preghiere - in un sentiero da cui non sarebbe mai più dovuto passare.
Le verruche sparivano.
Secondo Speciani, il rituale serviva a suggestionare la psiche e, con ciò, a richiamare l'attenzione del sistema immunitario su quelle escrescenze estranee, in modo che le combattesse.
Naturalmente, Speciani aggiungeva che il cancro è ben più grave della verruca virale, ben più profondo il dolore che esprime, ben più «centrale» e ribelle alle cure.
Fece l'esempio dell'uomo che fu san Francesco.
Questo figlio di papà e ricco mercante che ad un certo punto non riesce a dare più un senso alla vita che conduce, ricca agiata e cavalleresca, mostra tutti i sintomi della più grave depressione.
Secondo Speciani, se avesse continuato quella vita, avrebbe sviluppato il tumore.
Ma il medio evo cristiano offriva la via d'uscita a chi non sa più che farsi della sua vita, che la sente come prigione soffocante: la via della rinuncia, dell'affidarsi a Cristo, la liberazione.
Francesco si denudò in pubblico dei ricchi abiti datigli dal padre; oggi, questo gesto l'avrebbe portato al trattamento sanitario obbligatorio (TSO), al reparto psichiatrico del Pronto Soccorso. Invece, il vescovo lo coprì con il suo mantello.
Francesco non ebbe il cancro; ebbe le stigmate, che sono il segno di ben altra nascita.

Speciani era convinto che troppi uomini, nel borghese mondo moderno, continuano a tirare avanti con modi di vita che intimamente vivono come vicoli chiusi e senza sbocco, per un borghese senso del dovere che è disperazione.
E che l'esponenziale crescita dei tumori nella modernità fosse dovuto a questo.
La cultura corrente, secolarizzata e materialista, ci intima di continuo che la sola plausibile felicità è nel benessere, nelle ricchezze e nei godimenti che Francesco rifiutò; che non c'è altro da cercare. Che è inutile cercare «lo scopo della mia vita», dato che tutto l'universo è un cieco macchinismo senza scopo né significato alcuno.
Che non c'è «liberazione» estrema, possibile solo verso l'alto, tornando ad «essere se stessi».
«Conosci te stesso» - ossia fa finalmente con coraggio quello che vuoi «tu», non quel che vuole per te la società corrente, il ruolo che ti ha assegnato, la pubblicità o il comune sentire imperante - è la prima terapia per Speciani.
Ma se il «conosci te stesso» ti urge verso l'alto, quella strada è chiusa.
Non è prevista.
Non è insegnata se non come «sacrificio», assurdo, irrazionale, in fondo, folle. (4)
Il «tu» profondo, tacitato, cerca una cieca via d'uscita nell'organico, nell'uomo incarnato che è corpo-anima: la rinascita impedita viene intrapresa, dal cieco-sapiente sistema immunitario, con una tentata «rinascita» corporale, la formazione di un nuovo embrione, di un feto abnorme.
Esso lascia che le cellule comincino a moltiplicarsi tutte eguali - esattamente come fa la natura nelle prime fasi embrionali, quando il futuro essere umano è solo un grumo di cellule non ancora diversificate, una blastula, una morula - e questa rinascita, è cancro.
Una rinascita profondamente voluta da tutto l'essere, ma solo intrapresa per la via sbagliata: la carne, anziché lo spirito.
Diceva Speciani: «Non sapremo mai quanti cancri sono evitati da una buona e profonda confessione col prete, dal pregare e dal perdonare, dal sereno affidarsi a Dio, dal 'sia fatta la Tua volontà'».
Non so se avesse ragione.
Non so quante guarigioni possono statisticamente vantare Di Bella e Hamer.
Ma so che se avrò il cancro, rifiuterò la chemio.
E prima, proverò la loro «stregoneria», che è aperta all'ascolto profondo della psiche.
In ogni caso, non peggiorerà la mia situazione.
Rosy Bindi, le case farmaceutiche che dalla chemioterapia obbligatoria guadagnano profitti enormi, e Veronesi, questo amputatore di peni (o di mammelle, pancreas, fegati, polmoni) mi sembrano sempre più i bin Laden dell'oncologia: ossia che deliberatamente avvelenano decine di migliaia di pazienti, e non perché credano che la loro terapia funzioni ed abbia valide basi scientifiche - lo sanno, anche loro conoscono la letteratura medica sulla pineale - ma per mantenere il loro potere e lucro.

Come Bush, sono pronti ad ammazzare i loro concittadini a migliaia nelle Twin Towers della farmacopea, per continuare ad affermare un materialismo semplicistico a cui devono il loro potere.
Questo semplicismo è, tra l'altro, l'estremo effetto collaterale del darwinismo: se infatti si crede che l'uomo ed ogni essere vivente sono frutto del cieco caso, è ovvio che si sottovaluti il finalismo sapiente dei processi immunologici.
Questi processi così raffinati e così olistici - che ci mantengono sani non «localmente», ma nella integralità del composto psiche-corpo - non sono opera del caso.
Ogni secondo, ogni ora, governati dal «centro» della pineale (5), essi controllano la «funzionalità di tessuti, parenchimi, endoteli, crasi ematica, dinamica midollare», preservano «l'integrità delle membrane cellulari, nucleari, del citosol e del carisol dai processi ossidativi», sui «canali ionici» e sui «recettori»: tutta la raffinata complessità molecolare infinita e precisissima della funzione vitale, a livello ultramicroscopico, e che meraviglia chiunque; chiunque non si sia volontariamente ridotto al grossolano meccanicismo evoluzionista.
Ovviamente, costoro interferiscono con mezzi brutali e grossolani - veleno chimico, estirpazione chirurgica, fuoco radiattivo - su affezioni che credono, grossolanamente, locali e altrettanto brutalmente meccaniche.
Che il cancro possa essere un grido proveniente dal centro dell'anima disperata, non lo considerano «scientifico».
Ed è ovvio che costoro non si appellino alla scienza, ma al potere: il potere omicida dei nostri politicanti, che emana a loro favore leggi omicide.

Maurizio Blondet

13/05/2007

Note
1) Giuseppe Di Bella, «Il Metodo Di Bella», II Edizione.
2) La mandorla (amigdala) è un potente simbolo primordiale, attestato non solo dalle selci amigdaloidi dell'uomo neolitico. Nella tradizione ebraica, il seme da cui il corpo rinascerà nella resurrezione è contenuto in un durissimo osso imputrescibile chiamato Luz (mandorla) e immaginato posto alla base della spina dorsale, dove i Tantra indiani pongono kundalini. Luz è anche il nome antico di Bethel, il luogo in cui «Dio apparve a Giacobbe» che dormiva con la testa su una pietra sacra, e dove vide in sogno la scala ascendente verso il cielo. La Vergine è spesso ritratta dentro una forma amigdala.
3) Una ricerca effettuata nel 2004 sul sito della National Library of Medicine (www.nlm.nih.gov) ha trovato oltre 35 mila pubblicazioni su questa linea di ricerca: 318 sull'effetto della melatonina nella terapia tumorale, 1.582 sui retinoidi (vitamina A), 819 sulla vitamina E, 2.817 sulla somatostatina in oncologia, 1.504 sulla bromocriptina, un altro inibitore dell'ormone della crescita. Veronesi probabilmente non ha tempo di spulciare tale letteratura (deve andare in TV) ma i suoi allievi lo fanno sicuramente.
4) Singolare il rapporto fra tumore e follia: gli schizofrenici sono esenti da tumore, non sviluppano mai il cancro. Quasi che la malattia centrale si manifestasse nello psichico anziché nell'organico.
5) Speciani parlava di un «Organizzatore», di un invisibile ingegnere che detiene i disegni e i lucidi della costruzione del corpo, e sorveglia la rigorosa applicazione del programma ingegneristico. L'embrione, inizialmente si comporta come un cancro - proliferando cellule tutte uguali a se stesse. Ma ben presto le cellule cominciano a diversificarsi per diventare fegato, pancreas, unghie, endoteli, epiteli… per Speciani il processo «normale» è il primo, la proliferazione cancerosa (che è il modo in cui si moltiplicano i microrganismi unicellulari, le colonie batteriche); il processo di diversificazione non è normale, non è statisticamente ciò che deve avvenire.
E' un processo governato da qualche intelligenza che «ha i lucidi» dell'organismo compiuto.




Posted by Gian Paolo Vallati at 12:25:40 | Permanent Link | Comments (0) |