Martedì 30 Ottobre 2007

GLI IMPRENDITORI DEL CANCRO


Giampaolo Angelucci,
proprietario di "Libero" e di un impero di cliniche private



Una serie di articoli del prestigioso quotidiano "Libero", ad opera dell'autorevole giornalista Peppe Rinaldi, tentano violentemente di screditare varie forme di terapie anti-cancro non ortodosse, a cominciare dalla terapia del dottor Hamer.

Un titolo per tutti: "Il pensiero cura il tumore - L'ultima truffa new age".

La grande preoccupazione di questo servo delle multinazionali del farmaco è quella che la Nuova Medicina Germanica del dottor Hamer stia prendendo piede anche in Italia.

Ma c'è un motivo per tanto allarmismo livoroso. E ce lo spiega Marcello Pamio, organizzatore di un convegno sulla libertà di scelta terapeutica.

"Libero" e tutti i suoi servi sono a libro paga degli Angelucci, imprenditori proprietari di un impero di cliniche private, dove vengono somministrate le lucrosissime "cure" a base di chemioterapia e consimili.

Così tutto quello che può mettere in crisi il grande business, va stroncato sul nascere.  Gli affari prima di tutto.
Ricordatelo, ogni volta che sentirete parlare di Truffa o Ciarlatani, riferiti a metodi di cura alternativi.

Per chi voglia conoscere davvero quale sia la reale validità della chemioterapia consiglio di leggere "Chemioterapia, una pratica assassina", (reperibile al link
http://www.aerrepici.org/chemio.pdf ) del dottor Alberto R. Mondini, autore del libro Kancropoli, la Mafia del Cancro.






Posted by Gian Paolo Vallati at 12:32:26 | Permanent Link | Comments (7) |

Giovedì 11 Ottobre 2007

MALATTIA E GUARIGIONE



Riporto una breve ma profondissima riflessione di Marcello Pamio, direttore del sito www.disinformazione.it , a proposito di cura delle malattie, e sui vari sistemi che vengono proposti, anche dalle medicine cosiddette "alternative" o integrative:


"L'unico modo di guarire veramente è prendere in mano la propria vita, diventando finalmente responsabili della propria malattia e quindi della propria salute.
Solo conoscendo fino in fondo la malattia e la sua vera origine, è possibile veramente fare qualcosa, tutto il resto serve a poco.

L’osservazione di un fenomeno (vedi sintomo) semplicemente per quello che è esteriormente, guardandolo e basta, non serve alla vera guarigione; se invece ci si ‘allontana’, allargando l’orizzonte osservabile, cioè, se si osserva aldilà del sintomo, allora si può (forse) comprendere che c’è dell’altro oltre alle cellule impazzite, oltre ad un fegato ingrossato, ad una emicrania, ecc.
C’è un essere che va ben oltre al semplice corpo fisico…

Qui sta il segreto della vera libertà di scelta terapeutica: non ci può essere scelta se non si comprende appieno cos’è la malattia e soprattutto cosa implica dentro di noi la guarigione.

Se al posto del veleno chiamato chemioterapia uso delle erbe naturali, o l’ascorbato di sodio o il bicarbonato di sodio puro, certamente intossico meno l’organismo, ma faccio scattare la vera guarigione? Giungo fino alla matrice originaria del problema, o mi limito sempre e solo alla parte apparente, al sintomo, alla manifestazione materiale, seppur in modo naturale?

Che ci piaccia o non ci piaccia, siamo sempre all’interno del paradigma allopatico, cioè sintomatico, mentre la guarigione vera è sempre e solo autoguarigione che implica la comprensione globale dell’essere: corpo, anima e spirito.

Se ci limitiamo a considerare solo il corpo fisico, con i sintomi, con le manifestazioni corporee, avremo solamente considerato uno dei tre aspetti, tralasciando però gli altri due.
La stessa cosa se consideriamo solo l’aspetto animico o solo quello spirituale."





Posted by Gian Paolo Vallati at 22:16:14 | Permanent Link | Comments (0) |

Mercoledì 03 Ottobre 2007

Le ragioni sbagliate di una guerra

Uscito su "Il gazzettino" il 28/09/2007

di Massimo Fini

Che i due agenti segreti italiani catturati dai talebani o dai loro affiliati dovessero essere liberati 'manu militari' è fuori discussione. Che uno di loro potesse cadere, perchè ucciso dai nemici o, più probabilmente, colpito da 'fuoco amico', sta nella dinamica dell'azione e fa parte della componente di rischio che è a carico di un soldato.

Detto questo resta integra la domanda di fondo: che cosa ci fanno le truppe occidentali in Afghanistan e che cosa ci facciamo noi? Per l'Italia in particolare c'è una questione che è formale ma non di poco conto. La nostra Costituzione ripudia nel modo più solenne la guerra se non per legittima difesa. E noi in Afghanistan stiamo facendo una guerra offensiva (nessun pericolo ci viene da quel Paese).

La facciamo in segreto, di nascosto, con cattiva coscienza, ma la facciamo. Ha scritto Guido Olimpio sul Corriere della Sera: "Il nostro contingente in Afghanistan non dovrebbe partecipare a operazioni di combattimento, ma la realtà sul terreno lo richiede". Inoltre siamo alleati di Paesi (in particolare Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Olanda) che combattono ogni giorno contro il popolo afgano o una parte molto consistente di esso.

Se la Costituzione non viene rispettata su un punto così importante vuol dire che è, in generale, carta straccia, specchietto per le allodole, per il popolo bue.

Ma torniamo alla sostanza. Che ci fanno le truppe occidentali in Afghanistan? Si dice, ostentando la nostra pelosa e piagnucolosa bontà, che "cerchiamo di ricostruire quel disgraziato Paese e di ridare un futuro a quella povera gente".

Si sottace che prima di ricostruirlo quel Paese lo abbiamo distrutto, rendendolo disgraziato, coprendolo di tonnellate di bombe all'uranio impoverito col pretesto di prendere un uomo che poi non abbiamo preso. Ma oltre alla distruzione materiale e più grave di essa è la disgregazione sociale e morale che abbiamo portato in quel Paese.

I talebani avevano tagliato le unghie ai 'signori della guerra' che , in un Afghanistan impoverito da dieci anni di conflitto con l'Unione Sovietica, vi spadroneggiavano, taglieggiando, rubando, assassinando, stuprando. Per questo gli uomini del mullah Omar godevano, come godono tuttora, dell'appoggio della popolazione.

Oggi nelle aree non controllate dai talebani i 'signori della guerra' sono tornati a fare il bello e il cattivo tempo. I talebani, come ho sempre scritto, avevano azzerato il narcotraffico. E mi fa piacere che , una volta tanto, questo fatto inaudito sia stato riconosciuto anche da un autorevolissimo commentatore come Sergio Romano che sul Corriere ha scritto: "Sono tornati i narcotrafficanti, che i talebani, nell'ultima fase del loro regime, erano riusciti ad allontanare".

Oggi l'Afghanistan produce il 93% dell'oppio mondiale e al traffico partecipano, insieme alla corrottissima cricca di Karzai, anche le truppe occupanti. Noi, noi occidentali intendo, stiamo violentando la cultura, la mentalità, i valori, i modi di vivere di quel popolo, pretendendo di sostituirli con i nostri, e ciò che vi abbiamo veramente portato è la nostra corruzione, il nostro vuoto, la nostra slealtà, il nostro marciume morale.

Gli afgani, talebani e non, combattono oggi legittimamente e con grande coraggio, come han sempre fatto, contro forze occupanti infinitamente superiori dal punto di vista tecnologico, che mandano sul campo macchine invece di uomini. Li chiamiamo predoni, banditi, integralisti, terroristi.

Ma i veri predoni, i veri banditi, i veri integralisti, i veri terroristi siamo noi.

 

 

Posted by Gian Paolo Vallati at 14:42:35 | Permanent Link | Comments (1) |