Mercoledì 14 May 2008

AIDS: il vaccino non si farà




una delle tante elaborazioni fotografiche che vengono spacciate per il retrovirus HIV
(vedi il commento di Fabio Franchi)



Dopo aver sbandierato per anni l'imminente realizzazione di un vaccino contro "la peste del millennio", adesso finalmente scienziati e ricercatori cominciano ad ammettere di avere ben poche possibilità di metterlo in pratica.

Un sondaggio realizzato dal quotidiano britannico The Indipendent tra i ricercatori più autorevoli del settore "ha rilevato un 'profondo pessimismo' nella comunità scientifica internazionale, soprattutto dopo il fallimento di un ultimo test che avrebbe potuto consegnare un vaccino entro la fine dell'anno scorso, l'ultimo di una serie di insuccessi che si ripetono da 25 anni" (1)

Dopo anni di propaganda a tamburo battente, questa impietosa conclusione degli eminenti scienziati è passata quasi sotto silenzio. Come sempre i portatori d’acqua del business scientifico si sono affrettati a far scomparire la notizia in qualche trafiletto.

Non resta che constatare come, ancora una volta, le mirabolanti promesse vengano regolarmente smentite a distanza di qualche anno. E che le ingenti somme spese siano andate ad alimentare una direzione di ricerca sterile e priva perfino di basi teoriche.
Ma nella strana storia dell’Aids ormai tutto è possibile.

Il caso italiano poi, manco a dirlo, è emblematico. L’equipe della dottoressa Ensoli, ricercatrice “di punta” nel campo del vaccino Hiv, nonostante le critiche e le polemiche che hanno accompagnato le sue dubbie ricerche (2) ha ottenuto dall’ISS, Istituto Superiore della Sanità, cifre davvero notevoli.

Secondo diverse fonti, tra cui la rivista scientifica Science (3), in tutto sarebbero stati stanziati dal governo italiano 52 milioni di euro, di cui 21 milioni di euro dal Ministero della Sanità per la sperimentazione in Italia e 31 milioni per un programma generale contro l’AIDS in Sud Africa, che include anche la fase II della sperimentazione.

Anche se ormai appare evidente che i risultati saranno pari a zero, lo smisurato stanziamento è il giusto premio che questi ed altri ricercatori ricevono per aver cavalcato la dottrina dominante, priva di riscontri davvero scientifici, ma alimentata da una accurata strategia del terrore, statistiche false, stime gonfiate ed inverificabili.

Di fronte ai tanti fallimenti e alla luce di nuove scoperte sulla natura dei retrovirus che nel frattempo sono state fatte (4), con un po’ di umiltà si sarebbero potute verificare strade alternative, come quelle proposte da Peter Duesberg e i suoi colleghi.

Ma non c’è da sperarlo, la Hubris scientifica continuerà nella sua strada sterile e autodistruttiva.
E noi saremo costretti, come sempre, a finanziarla.



(1) http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/200804241330-eco-rt11090-art.html

(2) Il metodo Ensoli ha suscitato polemiche e perplessità perché nessuno dei due fondi è stato sottoposto al sistema di "peer-review" che prevede la valutazione dei progetti da parte di referees/revisori anonimi, competenti nella materia scientifica dei progetto e indipendenti dal proponente del progetto stesso.
Vedi : http://archivio.panorama.it/scienze/articolo/idA020001031668.art

(3) Science vol. 317 del 10 agosto 2007

(4) vedi: http://pensierolaterale.blog.com/Aids/, cap. 3, paragrafo PROGETTO GENOMA E RETROVIRUS





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Lunedì 31 Marzo 2008

I successi della medicina ufficiale sul cancro


Alcuni brani tratti dal libro Kankropoli, di Alberto Mondini,

"Iniziamo a vedere cosa realmente viene fatto a chi oggi si ammala di cancro.
Nella stragrande maggioranza dei casi si usano, dove è possibile, unicamente tre metodi: l'asportazione chirurgica, la chemioterapia e l'irradiazione.
Il primo rimedio è del tutto inutile, perché il tumore non è che lo stadio finale e più visibile di una situazione patologica che coinvolge tutto l'organismo. Pertanto, dopo l'asportazione, la recidiva è quasi la regola, in quanto le difese immunitarie del paziente saranno ulteriormente indebolite dal trauma delle ferite, dall'intossicazione dell'anestesia, dagli antibiotici e dagli altri medicinali.
Gli altri due metodi si basano sul fatto che le cellule cancerose sono più deboli di quelle sane, pertanto, sotto l'azione di veleni o di radiazioni ionizzanti, sono le prime a morire.
Questa constatazione porta però a una delle pratiche più insensate della storia della medicina: avvelenare ed irradiare il paziente per guarirlo! Anche la persona meno informata, riesce a comprendere che guarigione significa miglioramento della salute.
Nessuno pensa che l'inquinamento, gli esperimenti atomici o l'incidente di Chernobyl siano i provvidenziali vantaggi dei nostri tempi per mantenerci sani.
Nei fatti, anche con la chemioterapia e l'irradiazione, dopo un iniziale, apparente successo, il malato, con il sistema immunitario massacrato, indebolito nel corpo e nella mente, svilupperà generalmente in breve tempo un nuovo tumore, questa volta ancor più difficile da curare.
Eppure, specialmente negli ultimi mesi, in occasione dei vari dibattiti sulla cura Di Bella, avrete sentito fior di luminari, illustri primari, grandi ricercatori, sostenere che le critiche alle attuali terapie oncologiche non hanno ragione di esistere, che la medicina ha fatto enormi passi in avanti, che le percentuali di guarigione sono già nell'ordine del 50% e che tale percentuale è in fase di crescita.
In conclusione, la medicina sta facendo il proprio dovere ed i soldi assegnati alla ricerca hanno dato i frutti sperati.

Vediamo ora quali sono, in realtà, i grandi progressi che da alcuni anni la scienza sta compiendo nel campo della lotta ai tumori.
Riunione del settembre 1994 del President's Cancer Panel:
"Tutto sommato, i resoconti sui grandi successi contro il cancro, devono essere messi a confronto con questi dati" aveva detto Balair, indicando un semplice grafico che mostrava un netto e continuo aumento della mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990. "Torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent'anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea. Grazie".
Chi è questo personaggio che esprime idee così eretiche, un medico alternativo? Un ciarlatano come è stato definito Di Bella? Un guaritore che approfitta dei poveri malati? Uno che non conosce le percentuali di guarigione?
Purtroppo per loro, niente di tutto questo. Risulta difficile definire ciarlatano o incompetente, John C. Balair III, insigne professore di epidemiologia e biostatistica alla Mc Gill University, uno dei più famosi esperti di oncologia degli Stati Uniti e dell'intero pianeta.
Non parlava del resto ad una platea di sprovveduti; il President's Cancer Panel è nato in conseguenza del National Cancer Act, un programma di lotta contro il cancro, firmato dal presidente americano Richard Nixon il 23 dicembre 1971 e per cui si sono spesi fino al 1994 ben 25 miliardi di dollari.
I dati relativi alla situazione delle lotta al cancro vengono forniti direttamente al Presidente degli Stati Uniti.
La conclusione principale di Balair, con cui l'NCI (National Cancer Institute) concorda, è che la mortalità per cancro negli Stati Uniti è aumentata del 7% dal 1975 al 1990.
Come tutte quelle citate da Balair, questa cifra è stata corretta per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto all'età, cosicché l'aumento non può essere attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per altre malattie.
La mortalità è diminuita per tumori quali quelli del colon e del retto, dello stomaco, dell'utero, della vescia, delle ossa, della cistifellea e dei testicoli. La mortalità per cancro nei bambini si è quasi dimezzata fra il 1973 e il 1989, in gran parte grazie alle migliori terapie.
Tuttavia, dato che i tumori infantili erano comunque rari, questo miglioramento - e quello più lieve registrato nei giovani adulti - ha avuto solo un effetto assai ridotto sul quadro generale.
In totale, gli incrementi della mortalità per cancro sono circa il doppio delle riduzioni.

Edward J. Sondik, esperto di statistica dell'National Cancer Institute, sostiene che vi sarebbe un aumento di oltre il 100% dei casi di cancro al polmone nelle donne fra il 1973 e il 1990. Anche il melanoma e il cancro alla prostata hanno avuto incrementi considerevoli, di oltre l'80%, in quel periodo. Sondig ha concluso che l'incidenza totale del cancro è aumentata del 18% fra il 1973 e il 1990.

"Nessun esperto del settore può continuare a credere che dietro l'angolo vi sia necessariamente tutta una serie di magnifiche terapie contro il cancro in attesa di essere scoperte" asserisce Balair ribadendo di averne abbastanza della continua sfilata di notizie sensazionali che fanno credere che una cura risolutiva stia per essere messa a punto.
Le chemioterapie esistenti, nonostante i progressi, sono ancora armi a doppio taglio. Alcuni dei trattamenti per il linfoma e la leucemia inducono altri tumori, dopo il completamento della terapia per la malattia originaria.
...
Non notate una leggera disparità tra i dati che avete letto ora e le statistiche trionfalistiche che avete sentito dai famosi clinici italiani? Forse può dipendere dal lasso di tempo intercorso, in fondo questi dati risalgono al 1993, magari la situazione è notevolmente migliorata.
Vediamo allora cosa afferma Balair nel 1997 su New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste mediche a livello mondiale: "La guerra contro il cancro è lontana dall'essere vinta. L'efficacia dei nuovi trattamenti contro sulla mortalità è molto deludente". Il Giornale - Inchiesta sul cancro n°1

Se non siete ancora convinti, o semplicemente desiderate ulteriori dati, eccone altri due. Il primo è la vasta indagine condotta per 23 anni dal Prof. Hardin B. Jones, fisiologo presso l'Università della California, e presentata nel 1975 al Congresso di Cancerologia, presso l'Università di Barkeley. Oltre a denunciare l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie canoniche sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve queste terapie. Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da colore che si sono invece sottoposte alle cure complete.
Il secondo caso riguarda uno studio condotto da quattro ricercatori inglesi, pubblicato su una delle più importanti riviste mediche al mondo: The Lancet del 13/12/1975 e che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi. La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220 giorni.





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Martedì 26 Febbraio 2008

GENETICA & SPAZZATURA



Non passa giorno che non esca su qualche quotidiano la “notizia” della scoperta di un nuovo gene: il gene della calvizie, dell’obesità e perfino quello dell’avarizia.

Quanto siano attendibili questi redazionali a favore delle multinazionali dell’ingegneria genetica lo si può capire da un recente articolo di Repubblica, che spaccia per scoperta scientifica un ridicolo e improbabile studio che avrebbe “identificato” il gene dell’altruismo. (1)

A fornire il megafono all’industria dell’ingegneria genetica sono in genere pochi giornalisti, sempre gli stessi, che hanno il monopolio della divulgazione scientifica sulla grande stampa e che riportano come oro colato tutte le dichiarazioni, più o meno verosimili, necessarie ad alimentare il business della genetica applicata.

A leggere i loro articoli si potrebbe così dare per certa l’esistenza di un gene responsabile per ogni caratteristica fisica o psicologica dell’essere umano.
E che di conseguenza, grazie alle manipolazioni sul DNA, presto esisterà una cura per qualsiasi tipo di malattia o disfunzione.

Questa visione semplicistica è però ben lontana da qualsiasi realtà scientifica.
Come ha spiegato Timothy Hunt, premio Nobel per la medicina 2001: “La scoperta del Dna e la ricostruzione del genoma umano non hanno ancora aiutato nessuno [...] Conosciamo dal 1954 la genetica dell’anemia falciforme e non sappiamo ancora curarla. Chiaramente capire una malattia non equivale automaticamente a curarla.” (2)

L’ipotesi per cui ad ogni gene corrisponderebbe una determinata caratteristica è stata definitivamente sconfitta nel 2001 dai risultati del Progetto Genoma Umano.
La scoperta che invece dei 100mila geni previsti (in base al numero stimato delle proteine umane) i geni dell'uomo siano soltanto 30mila, non molti di più che in una piantina di senape (26mila), ha creato un grande imbarazzo nella comunità scientifica.

Barry Commoner, scienziato americano direttore del Critical Genetics Project, lo ha affermato senza mezzi termini: “Il fatto che un singolo gene può generare una molteplicità di proteine distrugge i fondamenti teoretici di un industria da molti miliardi di dollari, quella dell’ingegneria genetica” (3)

In effetti il Progetto Genoma, costato oltre 3 miliardi di dollari, si è rivelato una straordinaria catastrofe per quelli che lo avevano sponsorizzato e strombazzato negli anni passati.
Dal punto di vista prettamente scientifico ha rappresentato la confutazione definitiva del “Dogma Centrale della Biologia molecolare”, proposto nel 1953 da Watson e Crick, che era l’idea alla base di un eventuale sviluppo dell’ingegneria genetica. (4)

Così, mentre nel mondo della ricerca scientifica le possibilità di una medicina su base genetica sembrano sempre più allontanarsi verso un futuro immaginario, i nostri indefessi giornalisti non cessano la loro opera di sostegno (certamente ben retribuita) alle multinazionali dell’ingegneria genetica e al giro d’affari collegato: 73,5 miliardi di dollari nel mondo.

Le vere notizie che possono turbare i sonni e i profitti degli azionisti, vengono invece abilmente nascoste o mascherate dietro una serie infinita di articoli-spazzatura sul gene dell’obesità o quello della calvizie, con le inevitabili promesse di mirabolanti farmaci o ipotetiche “cure” che naturalmente, statene certi, arriveranno presto a salvarci la vita.


(1) http://newscontrol.repubblica.it/item/392594/avarizia-studio-israeliano-scoperto-gene-responsabile
(2) http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2007/07_Luglio/31/newton_nobel.shtml
(3) http://www.complessita.it/article_pub.php?sid=6&PHPSESSID=077a1699c3e642aac66ab079a19d071e
(4) vedi ad es.: Barbiero G., "Il Principio di precauzione nella crisi dell’impianto epistemologico dell’ingegneria genetica", Quaderni CRASL






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Mercoledì 13 Febbraio 2008

Veronesi e la polenta cancerogena



Confortato dall'eminente parere di Umberto Veronesi, famoso esponente della Casta del Cancro, nei prossimi post mi occuperò di alimentazione e salute.

"Fa più morti di tumore la cattiva alimentazione che non lo smog" ha dichiarato in passato il ricco e incensato "scienziato", sottolineando che "il 30% dei tumori sono collegati all'alimentazione", e che i veri pericoli, più che nei tubi di scappamento delle automobili, sono nascosti "nei preoccupanti livelli di aflatossine e micotossine cancerogene presenti nella polenta e nel latte". (1)

Per una volta (al di là della polenta cancerogena, che continuerò a mangiare allegramente) voglio prendere sul serio un esponente dell'oncologia ufficiale. Perché ritengo che l'inizio di ogni vera cura cominci dall'alimentazione, e non solo per i significati simbolici e psicologici che vi sono connessi. Noi siamo quello che mangiamo, dicevano certi antichi saggi.

Ma, poiché non posso e non voglio dare consigli a nessuno, riprenderò un concetto espresso dal Dr. Julian Whitaker, M.D., che scrisse in un bell'articolo dal titolo "COSA FAREI SE AVESSI IL CANCRO".

"non andrò a dire cosa dovreste fare se aveste il cancro; solo voi potete prendere quella decisione.
Vi dirò cosa io farei se avessi il cancro. Ugualmente importante, vi dirò cosa non farei.
Per incominciare non accetterei la diagnosi di cancro come una sentenza di morte;
non ingoierei qualsiasi cosa i miei medici mi darebbero.
Farei delle ricerche di trattamenti alternativi e diventerei l’unico esperto del mio stato di salute" (...)
"La dieta è una terapia contro il cancro molto più potente di quanto la maggior parte delle persone possano pensare.
Ci sono innumerevoli prove che una nutrizione migliore fortifica il sistema immunitario, rallenta la crescita dei tumori e protegge contro le metastasi" (2)




(1) da repubblica.it - 14 marzo 2005
(2) http://www.edgarcayce.it/media/Cosa%20farei.htm





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Venerdì 25 Gennaio 2008

GLI OCCHI CHIUSI DELLA MEDICINA



A proposito di Luigi Oreste Speciani, di cui ho parlato recentemente in un post, e dell’atteggiamento della medicina ufficiale, oggi mi è tornato in mente un episodio di molto tempo fa.

Una ventina di anni or sono mi capitò di conoscere uno dei più valorosi allievi di Speciani, Ezio Zucconi Mazzini, allora assistente primario di ematologia, poi psicoanalista bioenergetico, allievo e amico di Alexander Lowen, con una lunga serie di altre specializzazioni e benemerenze che ora non ricordo.

Andai a trovarlo nell’ospedale dove lavorava come ematologo. Aveva il suo studio in una soffitta, dove curava i suoi pazienti applicando le teorie di Speciani: non si può curare l’uomo se non si cura anche la sua anima (1)
E quel giorno mi raccontò un episodio illuminante.
Poco tempo prima aveva guarito un ragazzo dalla colite ulcerosa cronica, malattia incurabile secondo la medicina ufficiale (2), attraverso un attento lavoro di psicoterapia integrato con trattamenti omeopatici e cure naturali.

A guarigione avvenuta, la mamma del ragazzo, felice ed incredula, aveva riportato suo figlio dallo specialista che in precedenza aveva avuto in cura il ragazzo per mesi senza ottenere alcun risultato.
Lo specialista non aveva potuto che constatare l’avvenuta guarigione, senza peraltro riuscire a dare alcuna spiegazione.

A questo punto Ezio mi guardò negli occhi e mi pose una domanda: “Cosa avresti fatto tu, al posto di quel medico di fronte ad un fatto così incredibile?”.
La risposta era chiara, e non ci pensai nemmeno un attimo: “Ti avrei telefonato al volo, per sapere come c’eri riuscito”.
Lui sorrise, scosse il capo e disse sconsolato: “Ci credi che questo collega non ha voluto nemmeno sapere il mio nome? Ha semplicemente cancellato il fatto dalla sua casistica. E probabilmente lo cancellerà anche dalla sua memoria.”

Lascio trarre ai miei sparuti lettori le conclusioni di questa storia.
Aggiungo solo che spesso coloro che chiedono prove e verifiche “scientifiche” quando si parla di medicine non ufficiali, sono un po’ simili a quel medico specialista.

Quando le prove arrivano, fanno finta che siano dovute al caso o che non esistano, piuttosto che aprire gli occhi e rimettere in discussione le proprie conoscenze limitate.




1 - Scriveva il medico Luigi Oreste Speciani: "le malattie che la medicina attuale non sa curare - cancro compreso - vengono... da un turbamento dell'Id (cioè dell'anima vegetativa, Nefesh ebraico, forma corporis tomasiana, aura di Kirljan, orgone di Reich, prahna) da non confondersi con l'anima sopravvivente, cioè il Ruak-sheol ebraico, la substantia spiritualis di San Tommaso, oggetto delle speculazioni metafisiche e teologiche".
Nell'individuo l'unità mente-corpo è inscindibile. La medicina sintomatica si affanna inutilmente a curare l'organo perdendo di vista l'insieme, la totalità dell'individuo, sintesi di anima e soma, che è la comprensione di tutto.
Oreste Speciani questo lo aveva ben compreso e affermava che: "La chiave del mistero è la natura psicosomatica dell'uomo" e che "l'uomo è l'unica medicina di se stesso, e che nessuno dei nostri superbi interventi è capace di guarire, ma solo di aiutare l'uomo a farlo".

2 - che infatti si limita alla soppressione dei sintomi e degli effetti più gravi con trattamenti a base di cortisone ed immunosoppressori, quando non arriva all’asportazione chirurgica del colon



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Sabato 19 Gennaio 2008

PIERO ANGELA E LA SCIENZA




Piero Angela e la sua fanatica adesione ai principi della scienza moderna, la sua lotta contro il pensiero magico, mi ricorda certi contadini della Toscana e dell’Umbria che, negli anni sessanta, vennero convinti da antiquari furbi e privi di scrupoli a cedere la loro mobilia “vecchia” (che in alcuni casi aveva qualche secolo di storia) in cambio di mobili “moderni” di formica e truciolato.

Erano convinti di fare un grosso affare, e non riuscivano a capacitarsi che potesse esistere gente così bizzarra da avere interesse per mobili vecchi e tarlati. Si ritrovarono così con le loro squallide cucine di laminato plastico, illuminati dalla triste luce azzurrina dell’immancabile televisore in salotto, fieri di far parte della “civiltà”, finalmente “moderni”.

Così l’abbandono del pensiero magico, con i suoi preziosi “pezzi d’antiquariato” quali l’Yi Ching, l’astrologia, la kabbala, carichi di millenni di saggezza, è coinciso con l’avvento delle “scienze oggettive”, il pensiero razionale/illuminista, democraticamente alla portata di tutte le menti, come i pezzi fatti in serie delle catene di montaggio, che oggi illumina con la sua gelida luce al neon le nostre vite.






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Mercoledì 14 Novembre 2007

HAMER E LA LEZIONE DI SEMMELWEIS


IGNAZ P. SEMMELWEIS

Dicono che il dottor Ryke G. Hamer, autore di una controversa teoria sul cancro ed altre malattie, sia una persona non molto equilibrata dal punto di vista psichico. Lo ha velatamente ipotizzato anche Umberto Veronesi, il noto esponente della Casta del Cancro.

Personalmente non so se sia vero. Molti degli atteggiamenti di Hamer mi sembrano in effetti quantomeno bizzarri. Certe sue prese di posizione (non mediche, ma politiche) lasciano davvero il tempo che trovano. Ed in fondo non giurerei sulla salute mentale di nessuno, tantomeno della mia.

Quello che so è che le teorie di Hamer sono estremamente interessanti, e che si legano a quel filone che parte proprio nel nostro paese con l'opera di Luigi Oreste Speciani. Negli anni '60 Speciani fu il primo ad affermare che alla base del cancro c'è un enorme sofferenza psicologoca. Anzi, dell'Anima, come lui amava dire. E che non è possibile nessuna vera guarigione se non si affronta questo aspetto, il disperato dolore della Psikè. Il suo libro "Di Cancro si vive" fu una vera rivelazione per molti.



Ora Speciani era un grandissimo anatomo-patologo, molto stimato dai suoi colleghi e perfettamente inserito nell'ambito universitario del suo tempo. Insomma, non era certo un esponente della famigerata corrente new-age. Oggi, a più di trent'anni dalla sua scomparsa, i suoi allievi della Scuola di Medicina Integrata lavorano silenziosamente nell'ombra, senza cercare la luce dei riflettori, preferendo curare e guarire piuttosto che richiedere l'approvazione della "Scienza Ufficiale".

Hamer invece ha avuto la grande colpa di essersi schierato apertamente, di essersi messo contro il grande business della "Ricerca sul Cancro". E lo ha fatto spesso con i suoi modi, eccessivi, bizzarri, e forse un po' folli.

Per questo mi ricorda molto il povero Ignaz Semmelweis che, nonostante la sua geniale scoperta, morì pazzo e screditato dalla "Scienza" del suo tempo. Vediamo la sua storia, come riportata su Il Diogene ( http://www.ildiogene.it/):

"Medico ungherese, Semmelweis è considerato lo scopritore della principale causa della febbre puerperale, e rappresenta un caso emblematico della chiusura del mondo scientifico di fronte alle nuove scoperte.

La febbre puerperale, ai tempi di Semmelweiss, uccideva misteriosamente migliaia di puerpere, soprattutto nei grandi ospedali. Semmelweiss, in seguito ad attente osservazioni e a una serie di coincidenze fortuite, giunse alla conclusione che la malattia fosse provocata dagli stessi medici e studenti i quali, secondo una prassi abbastanza comune a quel tempo, venivano spesso a visitare le pazienti dopo aver fatto pratica di dissezione dei cadaveri, in sala anatomia.

Per verificare la sua ipotesi, Semmelweiss ordinò che tutte le persone del suo reparto si lavassero bene le mani con una soluzione disinfettante (cloruro di calcio) prima di qualsiasi contatto con le pazienti.
Tale direttiva portò a una drastica riduzione dei decessi.

Il valore della scoperta
(così semplice e geniale, n.d.r.), tuttavia, fu contestato aspramente dalla maggioranza dei medici del tempo, che gli rivolsero una tale quantità di accuse da provocare addirittura la sua espulsione dall'ospedale e in seguito anche dalla cattedra universitaria di Budapest, che gli era stata offerta nel 1885."

Per dirla tutta, sembra che il carattere fumantino, un po' bizzarro e non perfettamente ligio alle regole di Semmelweis contribuì non poco alla sua emarginazione. In ogni caso :

"i dati che Semmelweiss forniva a sostegno della propria tesi erano molto eloquenti: nell'anno 1846, su 4.010 puerpere ricoverate nel suo reparto, ne erano morte ben 459 (più dell'11%); nel 1847, con l'adozione del lavaggio delle mani con cloruro di calcio verso la metà dell'anno, su 3.490 pazienti ricoverate, ne erano morte 176 (il 5%); l'anno successivo proseguendo la pratica del lavaggio, su 3.556 ricoveri, i decessi erano scesi ad appena 45 (poco più dell'1%). Questi risultati, anche se forse lasciavano ancora un piccolo margine di dubbio (poteva trattarsi di una semplice coincidenza) avrebbero dovuto almeno suscitare qualche interesse in coloro che avevano a cuore il progresso della medicina, così da spingere a nuove sperimentazioni per sottoporre a verifica l'ipotesi. Invece, essi vennero praticamente ignorati." (1)

"Dopo la pubblicazione della sua opera fondamentale Eziologia, concetto e profilassi della febbre puerperale, l'opposizione nei confronti di Semmelweiss divenne ancor più agguerrita, tanto che egli, stanco e deluso, cadde in un lungo periodo di depressione. I suoi nemici ne approfittarono allora per farlo internare in un manicomio, dove poco dopo egli morì". (2)

Migliaia di partorienti continuarono a morire, finchè alla lunga la teoria di Semmelweis non venne accettata. Ma questo fu possibile solo quando la generazione dei suoi contemporanei scomparve e venne sostituita da una generazione di giovani medici dalla mente aperta in grado superare i pregiudizi e le cristallizzazioni mentali dei vecchi baroni.

Come infatti ha spiegato acutamente Thomas Kuhn (3), nessuna teoria nuova e rivoluzionaria, per quanto geniale e ricca di prove, può essere accettata dall'establishment scientifico. Produce piuttosto una situazione di crisi, in cui la comunità cerca di negare o ridimensionare il fenomeno anomalo.
La nuova teoria viene accettata solo quando una nuova generazione di ricercatori, adottando un nuovo "paradigma", riesce a superare gli schemi mentali della generazione precedente.

Oggi i vecchi baroni continuano a difendere chemioterapia, radioterapia e tutta quella devastante ed invasiva pratica "terapeutica", peraltro molto redditizia, anche perchè non possono mutare il loro "paradigma", con il quale hanno costruito la loro carriera e le loro conoscenze. Sarebbero costretti ad uno sforzo psicologico e mentale al di fuori della loro portata.
Di conseguenza tutte le teorie alternative sul cancro (Di Bella, Hamer, Kremer, ecc.) potranno essere seriamente prese in esame dall'establishment scientifico solo quando questa classe dominante scomparirà per vecchiaia.

Sta ad ognuno di noi decidere se aspettare (la maggior parte dei baroni è oltre i settanta) o se infischiarsene ed iniziare a pensare in maniera nuova da subito.


(1) Oggi, seguendo la logica dei detrattori di Hamer, si potrebbe sostenere che Semmelweis, con la sua prassi, fece morire più di 220 pazienti in 2 anni.

(2) Tutto il corsivo virgolettato è tratto da: http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Semmelweis.html

(3) "La Struttura delle Rivoluzioni Scientifiche", Thomas Kuhn





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Venerdì 09 Novembre 2007

IL VINO E' TOSSICO ?



Quando ero bambino mio padre, farmacista e agricoltore per hobby, mi portava con lui a vendemmiare.
Seguivo tutte le fasi della catena che portava, alla fine dell'inverno, all'imbottigliamento di un vino dal sapore aspro e forte.

Il ricordo più vivo che ho era il momento in cui, nella cantina buia rischiarata da poche candele, accendeva dei pezzi di zolfo legati ad uno spago e li immergeva per diversi secondi all'interno delle grandi botti.
Se gli chiedevo il perchè, mi dava delle lunghe spiegazioni tecniche che non capivo bene.
Il rito era però troppo affascinante, tanto che a distanza di quarant'anni è ancora davanti ai miei occhi.

Oggi, quando leggo su una bottiglia di vino la scritta (obbligatoria dal 2005) : "Contiene Solfiti", capisco subito a cosa si riferisca.

Si tratta di Anidride Solforosa (nelle sue varie forme), derivata dalla combustione dello zolfo, e utilizzata stabilmente dall'industria enologica, sin dai primi del '900, come conservante, stabilizzante ed antiossidante.
Diventato ormai un ingrediente indispensabile alla fabbricazione del vino, è presente a dosi più o meno elevate, in tutti tipi di vino, dal bianco al rosso passando per rosati e passiti, di qualsiasi qualità, anche elevata.

Oltre ad avere alcuni innegabili vantaggi di carattere tecnico-produttivo, l’anidride solforosa è però una sostanza ad elevata tossicità per l'uomo.
Come afferma il Movimento Consumatori: "Già bevendo un bicchiere di vino contenente i valori massimi consentiti di anidride solforosa il consumatore raggiunge la Dose Giornaliera massima Accettabile indicata dalle organizzazioni mondiali della sanità. Inoltre l’anidride solforosa, a concentrazioni anche solo di tracce, è considerato un allergene ed è compresa nell’elenco delle sostanze che possono dare allergie, la cui presenza in un alimento dovrà in futuro essere obbligatoriamente segnalata in etichetta."

L'Anidride Solforosa è infatti un gas incolore, tossico per inalazione, corrosivo ed irritante per le vie respiratorie e il tubo digerente, provoca alterazioni nel metabolismo di alcuni amminoacidi e della vitamina B1. Si trova in moltissimi alimenti conservati (è l’additivo più usato come conservante) ed è riscontrabile in etichetta come antiossidante E 220, E 223 e E 224 (metabisolfito in forma di sale).

L'anidride solforosa contenuta nel vino (in tutti i vini, anche in molti da agricoltura biologica) può dare luogo ad effetti come il cerchio alla testa, violente emicranie, pesantezza o più seri fenomeni allergici come l'asma.
I Solfiti sono anche responsabili dell’azione degradativa a carico della vitamina B1, la cui carenza nell’uomo può provocare significative alterazioni a carico del metabolismo degli zuccheri (diabete).
La Fda americana ne ha proibito l’uso sui cibi da consumare freschi e alcuni solfiti non sono permessi in Svizzera e Australia.

In ogni caso tutti i vini oggi in commercio contengono quantità di queste sostanze che, a breve o a lungo termine, possono essere causa di problemi alla salute.

Una delle possibilità per ridurre gli effetti dannosi dei Solfiti è di far ossigenare bene il vino (anche bianco) prima di berlo.
L'Anidride Solforosa evapora in parte, riducendo così l'impatto dell'effetto tossico. (i vini bianchi possono avere quantità di Solfiti maggiori rispetto ai vini rossi).

Esistono delle tecniche alternative di vinificazione che escludono l'utilizzo di Anidride Sollforosa, ma poiché il sistema è ancora costoso, è appannaggio esclusivo di alcune aziende di eccellenza nel campo del biologico (vedi ad es. http://www.assiria.it/solfiti.asp ).

Se però i consumatori inizieranno ad essere più attenti a quello che bevono, spesso pagandolo profumatamente, e ad esigere garanzie per il proprio benessere, in futuro anche le grandi aziende saranno costrette ad applicare metodi nuovi compatibili con la salute e l'ambiente.




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Martedì 30 Ottobre 2007

GLI IMPRENDITORI DEL CANCRO


Giampaolo Angelucci,
proprietario di "Libero" e di un impero di cliniche private



Una serie di articoli del prestigioso quotidiano "Libero", ad opera dell'autorevole giornalista Peppe Rinaldi, tentano violentemente di screditare varie forme di terapie anti-cancro non ortodosse, a cominciare dalla terapia del dottor Hamer.

Un titolo per tutti: "Il pensiero cura il tumore - L'ultima truffa new age".

La grande preoccupazione di questo servo delle multinazionali del farmaco è quella che la Nuova Medicina Germanica del dottor Hamer stia prendendo piede anche in Italia.

Ma c'è un motivo per tanto allarmismo livoroso. E ce lo spiega Marcello Pamio, organizzatore di un convegno sulla libertà di scelta terapeutica.

"Libero" e tutti i suoi servi sono a libro paga degli Angelucci, imprenditori proprietari di un impero di cliniche private, dove vengono somministrate le lucrosissime "cure" a base di chemioterapia e consimili.

Così tutto quello che può mettere in crisi il grande business, va stroncato sul nascere.  Gli affari prima di tutto.
Ricordatelo, ogni volta che sentirete parlare di Truffa o Ciarlatani, riferiti a metodi di cura alternativi.

Per chi voglia conoscere davvero quale sia la reale validità della chemioterapia consiglio di leggere "Chemioterapia, una pratica assassina", (reperibile al link
http://www.aerrepici.org/chemio.pdf ) del dottor Alberto R. Mondini, autore del libro Kancropoli, la Mafia del Cancro.






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Giovedì 11 Ottobre 2007

MALATTIA E GUARIGIONE



Riporto una breve ma profondissima riflessione di Marcello Pamio, direttore del sito www.disinformazione.it , a proposito di cura delle malattie, e sui vari sistemi che vengono proposti, anche dalle medicine cosiddette "alternative" o integrative:


"L'unico modo di guarire veramente è prendere in mano la propria vita, diventando finalmente responsabili della propria malattia e quindi della propria salute.
Solo conoscendo fino in fondo la malattia e la sua vera origine, è possibile veramente fare qualcosa, tutto il resto serve a poco.

L’osservazione di un fenomeno (vedi sintomo) semplicemente per quello che è esteriormente, guardandolo e basta, non serve alla vera guarigione; se invece ci si ‘allontana’, allargando l’orizzonte osservabile, cioè, se si osserva aldilà del sintomo, allora si può (forse) comprendere che c’è dell’altro oltre alle cellule impazzite, oltre ad un fegato ingrossato, ad una emicrania, ecc.
C’è un essere che va ben oltre al semplice corpo fisico…

Qui sta il segreto della vera libertà di scelta terapeutica: non ci può essere scelta se non si comprende appieno cos’è la malattia e soprattutto cosa implica dentro di noi la guarigione.

Se al posto del veleno chiamato chemioterapia uso delle erbe naturali, o l’ascorbato di sodio o il bicarbonato di sodio puro, certamente intossico meno l’organismo, ma faccio scattare la vera guarigione? Giungo fino alla matrice originaria del problema, o mi limito sempre e solo alla parte apparente, al sintomo, alla manifestazione materiale, seppur in modo naturale?

Che ci piaccia o non ci piaccia, siamo sempre all’interno del paradigma allopatico, cioè sintomatico, mentre la guarigione vera è sempre e solo autoguarigione che implica la comprensione globale dell’essere: corpo, anima e spirito.

Se ci limitiamo a considerare solo il corpo fisico, con i sintomi, con le manifestazioni corporee, avremo solamente considerato uno dei tre aspetti, tralasciando però gli altri due.
La stessa cosa se consideriamo solo l’aspetto animico o solo quello spirituale."





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